Canada. Nasce la banca della difesa: Ottawa guida il progetto per finanziare il riarmo occidentale

di Giuseppe Gagliano

Il Canada punta a creare una nuova architettura finanziaria per sostenere la sicurezza occidentale. In occasione del vertice della Nato della prossima settimana in Turchia, Ottawa dovrebbe presentare una decina di Paesi fondatori della futura Banca per la Difesa, la Sicurezza e la Resilienza, un organismo destinato a mobilitare fino a 33 miliardi di dollari per finanziare programmi militari, infrastrutture strategiche e capacità industriali comuni.
L’iniziativa, promossa dal primo ministro Mark Carney, riflette la volontà di rafforzare la cooperazione tra le cosiddette “potenze medie”, Stati che intendono dotarsi di strumenti finanziari condivisi per affrontare un contesto internazionale sempre più instabile e ridurre la dipendenza dalla leadership statunitense.
La proposta nasce in un momento segnato dalla guerra in Ucraina, dalle tensioni in Medio Oriente, dalla crescente competizione tra Stati Uniti, Cina e Russia e dalle nuove sfide nell’Artico. In questo scenario, la difesa non viene più considerata soltanto una voce di spesa pubblica, ma un settore strategico che richiede investimenti coordinati in industria, ricerca, tecnologie, logistica, sicurezza informatica ed energia.
L’obiettivo della banca è raccogliere capitali per sostenere programmi comuni, superando i limiti dei singoli bilanci nazionali e favorendo una maggiore integrazione dell’industria della difesa tra gli alleati. Secondo la negoziatrice canadese Isabelle Hudon, il nucleo iniziale sarà composto prevalentemente da Paesi europei, anche se i nomi dei partecipanti non sono ancora stati resi pubblici.
Il progetto si inserisce nel più ampio processo di riarmo europeo, reso necessario dalla necessità di ricostituire le scorte di armamenti, aumentare la produzione di munizioni, rafforzare la difesa aerea e sostenere l’Ucraina. Resta però aperta una questione decisiva: verificare se le nuove risorse contribuiranno a sviluppare una reale autonomia industriale europea e canadese oppure finiranno per alimentare soprattutto gli acquisti presso i grandi produttori statunitensi.
Dal punto di vista strategico, il successo dell’iniziativa dipenderà dalla capacità di trasformare le risorse finanziarie in capacità produttive concrete. Oltre ai finanziamenti saranno infatti necessari investimenti in stabilimenti, catene di fornitura, personale specializzato e programmi comuni per la produzione di munizioni, missili, droni, sistemi di difesa aerea, guerra elettronica, sicurezza informatica e protezione delle infrastrutture critiche.
La proposta canadese conferma inoltre una tendenza sempre più evidente: sicurezza, industria, tecnologia, energia e finanza sono ormai strettamente interconnesse. Controllare gli strumenti finanziari significa anche rafforzare la capacità di sostenere nel tempo gli investimenti militari e industriali.
Con questa iniziativa Ottawa non mette in discussione l’Alleanza Atlantica, ma cerca di rafforzarne la resilienza attraverso nuovi strumenti comuni. Per l’Europa, l’adesione al progetto rappresenterà anche una scelta strategica: utilizzare la banca per consolidare una maggiore autonomia industriale oppure continuare a dipendere dai fornitori esterni. È su questo equilibrio che si misurerà il reale valore politico dell’iniziativa canadese.