Cedu. Massoneria (Goi): condannata l’Italia, ‘la Commissione Antimafia violò i diritti’

di Enrico Oliari

La Corte europea dei Diritti dell’uomo ha confermato in via definitiva la condanna dell’Italia per la perquisizione e il sequestro di documenti e elenchi disposti nel 2017 nei confronti del Grande Oriente d’Italia, nell’ambito dell’inchiesta della Commissione parlamentare Antimafia sulle possibili infiltrazioni della criminalità organizzata nelle logge massoniche.
Con una decisione adottata a larga maggioranza, 16 voti contro uno, i giudici di Strasburgo hanno stabilito che l’intervento disposto dalla Commissione ha violato l’articolo 8 della Convenzione europea dei Diritti dell’uomo relativo al diritto di rispetto del domicilio. La Corte non ha contestato in sé il potere investigativo attribuito alle commissioni parlamentari d’inchiesta, riconoscendo quindi agli Stati un ampio margine di autonomia nell’organizzazione dei propri strumenti di controllo, ma ha ritenuto che in questo caso l’ingerenza nei diritti dell’associazione non fosse accompagnata da adeguate garanzie contro possibili abusi o arbitrarietà.
La Corte ha inoltre osservato che la normativa italiana non definiva con sufficiente precisione i limiti entro i quali la Commissione avrebbe potuto esercitare poteri e azioni, né prevedeva un controllo giurisdizionale effettivo sulle misure di perquisizione e sequestro. Un vuoto che, secondo Strasburgo, attribuiva all’organo parlamentare una discrezionalità eccessiva, capace di incidere sui diritti fondamentali.
L’operazione aveva interessato la sede nazionale del Grande Oriente d’Italia, Villa Vascello, e altri locali collegati all’obbedienza massonica. Nel corso della perquisizione erano stati sequestrati documenti cartacei, supporti informatici e gli elenchi con i dati personali di oltre 6mila iscritti, in particolare delle logge siciliane e calabresi.
Secondo la sentenza mancavano infatti sia strumenti preventivi capaci di limitare l’esercizio dei poteri coercitivi, sia misure efficaci che consentissero all’associazione di contestare le misure adottate davanti a un’autorità indipendente. Per i giudici europei l’assenza di tali tutele ha reso l’intervento incompatibile con i principi di una società democratica.
In applicazione della sentenza, l’Italia dovrà corrispondere al Grande Oriente d’Italia 9.600 euro a titolo di risarcimento del danno non patrimoniale e 5.344 euro per le spese legali. La decisione chiude definitivamente il contenzioso davanti alla Corte europea e riafferma il principio secondo cui anche le commissioni parlamentari d’inchiesta, pur esercitando funzioni di rilievo costituzionale, devono operare nel rispetto delle garanzie previste dalla Convenzione europea dei diritti dell’uomo quando ricorrono a strumenti invasivi come perquisizioni e sequestri.
Il Gran maestro del Goi Antonio Seminario ha dichiarato in una nota che “Il Grande Oriente d’Italia di Palazzo Giustiniani non gioisce per l’ennesima grave condanna della Repubblica Italiana alla quale rinnova il più profondo senso di appartenenza e obbedienza, ma per il contributo ancora una volta offerto alla Democrazia e alla Giustizia del nostro Paese. Ringrazio il professor Vincenzo Zeno-Zencovich, patrocinatore innanzi alla Grande camera e gli avvocati Fabio Federico e Raffaele D’Ottavio per la preziosa collaborazione prestata”.