Colombia. Il nuovo governo archivia la “pace totale” e rilancia la linea dura contro i gruppi armati

di Giuseppe Gagliano –

Il presidente colombiano eletto Abelardo de la Espriella ha annunciato la fine della politica di “pace totale” promossa dal governo di Gustavo Petro, segnando una svolta nella strategia di sicurezza del Paese. Dal 7 agosto saranno riattivati i mandati di arresto nei confronti dei membri dei gruppi armati illegali e le Forze Armate, insieme alla Polizia, riceveranno l’ordine di eseguire i provvedimenti, ponendo fine alle sospensioni giudiziarie e ai negoziati generalizzati con guerriglie, dissidenze delle FARC e organizzazioni criminali.
La nuova amministrazione ritiene che il dialogo abbia consentito ai gruppi armati di rafforzarsi senza ridurre la violenza, mentre vaste aree del Paese continuano a essere dominate da narcotraffico, estorsioni, miniere illegali e controllo territoriale esercitato da organizzazioni criminali. L’obiettivo dichiarato è ristabilire l’autorità dello Stato, offrendo come unica alternativa la sottomissione volontaria alla giustizia secondo la legislazione vigente.
Dal punto di vista della sicurezza, il ritorno alla linea dura punta a restituire credibilità alle istituzioni e a riprendere il controllo delle aree più instabili. Tuttavia, le organizzazioni armate colombiane restano strutture flessibili, profondamente radicate nelle economie illegali e capaci di riorganizzarsi rapidamente, rendendo improbabile una soluzione esclusivamente militare.
La posta in gioco è anche economica. Una maggiore presenza dello Stato potrebbe favorire investimenti e sviluppo nelle aree più colpite dal conflitto, ma un’offensiva contro i gruppi armati rischia di provocare nuove violenze, sabotaggi e instabilità nelle regioni periferiche, dove il narcotraffico continua a finanziare le principali organizzazioni criminali.
La svolta avrà inoltre riflessi regionali. Un rafforzamento della cooperazione con gli Stati Uniti nella lotta al narcotraffico potrebbe accompagnarsi a nuove tensioni lungo il confine con il Venezuela, tradizionalmente utilizzato come area di transito e rifugio da diversi gruppi armati. La sfida del nuovo governo sarà quindi coniugare repressione, controllo del territorio e presenza delle istituzioni, evitando che la fine della “pace totale” si traduca in una nuova fase di conflitto senza una reale stabilizzazione del Paese.