Giovedì 21 Novembre 2011

Auditorium di Via Rieti  –  Roma, Via Rieti 11

Ore 9,15 – 13,45

I casi dell’ex Jugoslavia, dell’Afghanistan, dell’Iraq, della Somalia, del Sudan, del Libano… fino ai più recenti della Libia, del Mali, della Siria, hanno lasciato aperti molti punti interrogativi: a cosa serve l’aiuto umanitario? Rischia forse di tradursi in alibi per l’impotenza della politica e della comunità internazionale? Viene usato strumentalmente dagli Stati? In alcuni contesti rischia di alimentare i conflitti?  Cosa pensano di questi temi le persone e le comunità afflitte da crisi ed emergenze?

L’attualità della crisi siriana e delle morti nel Mediterraneo hanno sollecitato INTERSOS, forte dei vent’anni di presenza umanitaria nelle crisi, e la Rete LINK 2007 a riprendere la riflessione e l’approfondimento con le altre Ong e con quanti cercano risposte ai tanti interrogativi. Il Convegno cercherà di toccare temi quali: le carenze della politica di fronte alle crisi; le crisi viste dall’interno, a contatto con la realtà; l’imperativo umanitario nelle situazioni di conflitto; il ruolo delle organizzazioni umanitarie tra fedeltà ai principi e sinergie con gli altri attori; potenzialità e limiti dello strumento militare; il dovere di raccontare le crisi umanitarie perché anche Il silenzio uccide.

Si prega di confermare la partecipazione all’evento

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PROGRAMMA

Nino Sergi, presidente Intersos

Certezze e dubbi in venti anni nelle emergenze umanitarie

Lapo Pistelli, Viceministro degli Affari esteri

Le crisi e la risposta politica dell’Italia

Fabrizio Battistelli, Dipartimento Scienze Sociali ed Economiche, Università Sapienza, Roma

Le carenze della politica nelle crisi internazionali e l’uso della forza

Antonio Donini, Tufts University Medford, Massachusetts e Istituto Alti Studi Internazionali, Ginevra

Principi, Potere e Politica. Tra strumentalizzazione e indipendenza: quale futuro per l’azione umanitaria?

Lucio Melandri, Unicef Giordania 

Le sinergie tra le Organizzazioni umanitarie e le Agenzie internazionali nelle emergenze

Marco Rotelli, Segretario Generale Intersos

Le Ong e il difficile equilibrio tra le dinamiche della società di appartenenza, il contesto operativo e la fedeltà ai principi umanitari

Paolo Dieci, presidente Link 2007 – Cooperazione in Rete

Saluti di Link 2007

 

A CHIUSURA DEL CONVEGNO, BREVI TESTIMONIANZE SUI VENTI ANNI DI INTERSOS:

Amedeo Piva, Socio fondatore

Matteo Zuppi, Vescovo ausiliario per Roma-Centro

Elisabetta Belloni, Direttore Generale, Ministero Affari Esteri

Ai partecipanti sarà offerto il libro di Sonia Grieco “Abbiamo stretto molte mani. Venti anni nelle emergenze umanitarie” edito da Carocci con Intersos, ottobre 2013.

Ore 13,30 (14)  :    BUFFET

 

Presentazione

 

Le emergenze umanitarie causate da conflitti armati, rivolte sociali e politiche, oppressioni, persecuzioni, si sono moltiplicate e colpiscono milioni di persone costrette a vivere nella paura o a fuggire in luoghi più sicuri. La risposta umanitaria e solidaristica ai bisogni di chi rimane sotto assedio e di chi deve abbandonare tutto è troppo spesso l’unica iniziativa che la comunità internazionale riesce ad assicurare, grazie all’impegno delle organizzazioni umanitarie.

L’iniziativa politica per prevenire, contenere, risolvere le controversie prima che si trasformino in crisi devastanti sembra essersi rattrappita. Gli ultimi venti anni, in particolare, confermano una generale perdita di peso e di capacità di agire della politica. Gli Stati paiono esitare o assumono posizioni legate ai propri interessi e alle proprie convenienze più che alla volontà di contribuire alla soluzione dei problemi. Le Istituzioni internazionali, e non di rado la stessa Unione Europea, rimangono paralizzate e talvolta sono costrette ad avallare decisioni unilaterali, spesso a carattere militare, decise al loro esterno.

Anche l’enfasi data all’intervento militare serve talvolta a coprire le insufficienze della politica e la mancanza di visioni di lungo respiro.

Viste dall’interno, le crisi impongono una rinnovata adesione ai principi umanitari di neutralità, di imparzialità e di indipendenza degli aiuti e di chi vi provvede. Non ci sono vittime buone e vittime cattive, ma persone che soffrono e che quasi sempre, prima del conflitto, convivevano e coabitavano. In questi contesti vi sono espressioni della società civile – non sufficientemente considerata dai decisori internazionali – che se sostenute e rafforzate potrebbero contribuire al ritrovamento di canali di dialogo e di pacificazione.

Le crisi più gravi sono quelle dimenticate dai media. Le distruzioni e le morti “non fanno notizia” quando non ci toccano perché lontane. Mentre dovrebbe essere ancora più sentito il dovere di raccontarle.

L’ex Jugoslavia, l’Afghanistan, l’Iraq, il Corno d’Africa, il Sudan, il Libano, la Libia, il Mali, la Siria sono solo alcune delle crisi che le organizzazioni umanitarie italiane hanno seguito e direttamente vissuto, ancor prima dello scoppio dei conflitti, suonando campanelli d’allarme ma rimanendo spesso inascoltate.

Diventa necessaria una maggiore consapevolezza e un adeguato riconoscimento delle competenze, delle forze e dei ruoli che possono essere messi in campo, valorizzando in particolare gli attori presenti nelle aree di crisi, salvaguardando l’indipendenza delle organizzazioni umanitarie ma creando ogni sinergia possibile per il migliore impatto e i migliori risultati in termini di aiuti e di rafforzamento dei fili di dialogo politico.

Si prega di confermare la partecipazione all’evento

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