Il governo nordcoreano considera ormai irreversibile il proprio status di potenza nucleare e giustifica l’espansione dell’arsenale con il rafforzamento della cooperazione militare tra Stati Uniti, Corea del Sud e Giappone. La posizione è stata ribadita il 17 settembre dal viceministro della Difesa Kim Kang Il durante la Conferenza di Xiangshan a Pechino.
Secondo il dirigente nordcoreano, la crescente integrazione militare tra Washington, Seul e Tokyo avrebbe trasformato il sistema delle alleanze regionali in quella che Pyongyang definisce un’“alleanza nucleare”. La Corea del Nord sostiene quindi che il potenziamento delle proprie capacità atomiche sia necessario per garantire la deterrenza contro un eventuale attacco.
Per Pyongyang le armi nucleari rappresentano non soltanto uno strumento militare, ma una garanzia per la sopravvivenza del regime e una componente permanente della strategia nazionale. L’inserimento dello status nucleare nell’ordinamento del Paese rafforza questa impostazione. Kim Yo Jong, sorella del leader Kim Jong Un, ha inoltre respinto le richieste internazionali di denuclearizzazione, considerandole incompatibili con la nuova posizione strategica nordcoreana.
Sul piano militare, Pyongyang punta a sviluppare una capacità di rappresaglia attraverso missili mobili, infrastrutture protette e sistemi di comando ridondanti. La Corea del Nord non necessita di raggiungere la parità militare con gli Stati Uniti, ma cerca di mantenere la capacità di colpire obiettivi strategici nella regione, comprese basi americane e infrastrutture in Corea del Sud e Giappone.
Le esercitazioni congiunte tra Stati Uniti e Corea del Sud rimangono uno dei principali motivi di tensione. Washington e Seul le considerano necessarie per la propria preparazione militare, mentre Pyongyang le presenta come prove per un possibile attacco contro il regime. Il conseguente rafforzamento militare nordcoreano alimenta a sua volta la richiesta di maggiori garanzie di sicurezza da parte di Corea del Sud e Giappone.
La corsa agli armamenti comporta anche conseguenze economiche. Seul e Tokyo stanno aumentando gli investimenti nella difesa e nei sistemi antimissile, mentre la Corea del Nord continua a destinare risorse significative al settore militare nonostante le sanzioni internazionali e le difficoltà economiche.
La Cina mantiene una posizione particolarmente delicata. Pechino considera la Corea del Nord un importante elemento di stabilità strategica lungo il proprio confine e vuole evitare un collasso del regime, che potrebbe provocare flussi di profughi e un rafforzamento della presenza americana nella penisola. Allo stesso tempo, la crescita dell’arsenale nucleare nordcoreano rappresenta un ulteriore fattore di instabilità regionale.
Sul piano diplomatico resta aperta la possibilità di una ripresa del dialogo tra Washington e Pyongyang. L’ex rappresentante statunitense Stephen Biegun ha prospettato l’ipotesi di un nuovo incontro tra Donald Trump e Kim Jong Un dopo il vertice della Cooperazione economica dell’Asia e del Pacifico.
Un eventuale ritorno ai negoziati dovrebbe tuttavia confrontarsi con la posizione nordcoreana secondo cui lo status nucleare non è più negoziabile. Il confronto potrebbe quindi concentrarsi sulla limitazione dell’espansione dell’arsenale, sulla produzione di materiale fissile, sui test e sui meccanismi per ridurre il rischio di incidenti ed escalation militari nella penisola coreana.




