BlackCore, società israeliana specializzata nelle operazioni di influenza digitale, avrebbe realizzato campagne basate su false identità, siti costruiti ad hoc e contenuti coordinati destinati a condizionare il dibattito politico in diversi Paesi. È quanto emerge da un’indagine pubblicata il 17 settembre dal Citizen Lab, che definisce BlackCore una società attiva nel settore delle operazioni di influenza a pagamento.

Secondo i ricercatori, BlackCore avrebbe messo a disposizione infrastrutture digitali e centinaia di identità artificiali utilizzabili su Facebook, Instagram e TikTok per diffondere messaggi, amplificare determinate narrazioni e interagire con utenti reali. Le attività avrebbero combinato produzione di contenuti, gestione di profili falsi e valutazione delle reazioni ottenute dalle campagne.

Uno dei casi maggiormente documentati riguarda l’Angola, dove nel 2026 BlackCore avrebbe organizzato un programma di formazione destinato a personale governativo. Il corso, iniziato il 19 gennaio e proseguito per oltre quattordici settimane, avrebbe riguardato la costruzione delle narrazioni, la scrittura persuasiva, la produzione audiovisiva, la gestione delle piattaforme digitali e l’impiego dell’intelligenza artificiale.

Nell’ambito dell’operazione sarebbe stata utilizzata anche una falsa testata denominata “Agita News”, affiancata da siti, pagine e profili apparentemente angolani. Identità digitali fittizie avrebbero pubblicato e rilanciato i contenuti all’interno di gruppi Facebook per aumentarne artificialmente la diffusione. Citizen Lab ritiene inoltre probabile che alcune immagini utilizzate per i profili siano state generate artificialmente.

I ricercatori precisano tuttavia di non essere riusciti a identificare con certezza i formatori e i dipendenti angolani coinvolti e di non avere potuto verificare autonomamente che il programma di formazione si sia effettivamente svolto. La corrispondenza tra i documenti analizzati, i siti, le identità digitali e le infrastrutture individuate porta comunque Citizen Lab a considerare altamente probabile che l’operazione sia stata realizzata secondo le modalità descritte nei materiali esaminati.

Attività riconducibili a BlackCore sono emerse anche in Francia. Le autorità francesi stanno indagando su una campagna condotta durante le elezioni municipali del marzo 2026 contro tre candidati di La France Insoumise: Sébastien Delogu a Marsiglia, François Piquemal a Tolosa e David Guiraud a Roubaix. Secondo Reuters, sarebbero stati utilizzati siti ingannevoli, profili sui social network e inserzioni digitali per diffondere accuse e contenuti contro i candidati.

Anche Viginum, organismo francese incaricato di contrastare le interferenze digitali straniere, ha collegato tecnicamente BlackCore all’operazione denominata “Rokh Solis”. Le autorità francesi hanno tuttavia rilevato che la campagna ha ottenuto una visibilità online limitata nonostante i tentativi di amplificazione artificiale.

Viginum ha individuato attività caratterizzate da modalità operative analoghe anche in Angola, Togo, Scozia e in occasione delle elezioni municipali di New York del 2025. In Scozia alcuni account collegati alla rete avrebbero pubblicato contenuti contro il primo ministro John Swinney. Non è stato però possibile determinare con certezza chi abbia commissionato e finanziato le diverse operazioni.

Meta ha inoltre riferito nell’agosto 2026 di avere smantellato una rete di comportamento coordinato non autentico originata in Israele e rivolta a utenti in Francia, Regno Unito, Australia, Iran, Togo, Gabon, Angola e Stati Uniti. La società americana non ha attribuito pubblicamente l’operazione a BlackCore, ma Citizen Lab considera probabile il collegamento sulla base delle somiglianze operative e geografiche.

Rimane un elemento di incertezza relativo all’Angola. Meta ha descritto parte delle attività individuate nel Paese come antigovernative, mentre i documenti analizzati da Citizen Lab fanno riferimento a un programma di formazione destinato a personale governativo. Citizen Lab segnala questa apparente contraddizione senza arrivare a una conclusione definitiva.

Non esistono inoltre elementi sufficienti per attribuire automaticamente queste operazioni al governo israeliano. L’origine israeliana di BlackCore non dimostra un coinvolgimento dello Stato d’Israele e l’ambasciata israeliana a Parigi ha negato qualsiasi intenzione di interferire nel processo politico francese.

L’indagine evidenzia soprattutto la crescita di un mercato privato delle operazioni di influenza. Società specializzate possono fornire a governi, organizzazioni o altri committenti infrastrutture digitali, identità artificiali, produzione di contenuti e sistemi di amplificazione, mentre l’intelligenza artificiale permette di realizzare più rapidamente testi, immagini e altri materiali adattati ai diversi contesti nazionali.

Il caso angolano assume particolare rilievo perché BlackCore non si sarebbe limitata alla gestione di singole campagne, ma avrebbe trasferito competenze operative a personale locale. La possibilità di acquistare non soltanto un’operazione di influenza, ma anche gli strumenti necessari per riprodurla autonomamente, mostra l’evoluzione di un settore nel quale tecniche un tempo prevalentemente associate agli apparati statali possono essere offerte sul mercato da società private.

La difficoltà nell’identificare finanziatori e committenti rimane uno degli aspetti più problematici. Profili fittizi, infrastrutture facilmente sostituibili e possibili intermediari rendono complessa l’attribuzione delle campagne. Il caso BlackCore mostra così come le operazioni di influenza politica possano essere organizzate come un servizio commerciale e utilizzate in contesti politici molto diversi, lasciando spesso nell’ombra chi ne ha ordinato e finanziato l’esecuzione.