“Alla nostra interpellanza sulla cooperazione con Israele nel campo della cybersicurezza, il governo ha parlato solo del negoziato sul memorandum di collaborazione tra la nostra dell’Agenzia per la cybersicurezza nazionale (Acn) e l’equivalente agenzia israeliana, avviato nel maggio 2023 e poi interrotto. Ma si è ben guardato dal dire una parola sulla ben più strutturata cooperazione con Israele prevista dal Dpcm dello scorso 30 aprile con il quale cui Meloni ha individuato Israele tra i Paesi terzi con cui stringere accordi in materia di cybersicurezza e protezione delle informazioni classificate. Un’indicazione fortemente voluta dalla maggioranza di governo, che a maggio 2024 per evitare una crisi diplomatica con Israele – non sia mai! – ha battagliato per infilare nel Ddl Cybersicurezza uscito dalle Commissioni riunite Affari costituzionali e Giustizia un emendamento che prevedeva l’uso di tecnologie di Paesi anche extra-Ue e extra-Nato purché abbiano accordi di collaborazione in questo settore con l’Ue o la Nato, leggi ‘Israele’. La domanda è quindi: perché il governo oggi alla Camera ha cercato di occultare l’elefante nella stanza? Cosa nasconde? Quali accordi di cooperazione in cybersicurezza sono stati avviati con Tel Aviv a seguito del Dpcm del 30 aprile?”.
Lo afferma il deputato M5S Arnaldo Lomuti, primo firmatario dell’interpellanza svolta oggi a Montecitorio.
