di Giuseppe Gagliano –
La giustizia francese ha condannato la multinazionale del cemento Lafarge e alcuni suoi ex dirigenti per aver finanziato gruppi jihadisti in Siria tra il 2013 e il 2014, trasformando una strategia industriale in un caso emblematico di collaborazione con il terrorismo. Secondo il tribunale di Parigi, l’azienda versò circa 5,6 milioni di euro a organizzazioni armate, tra cui lo Stato Islamico e il Fronte al-Nusra, per mantenere attivo il cementificio di Jalabiya, nel nord del Paese. Lafarge dovrà pagare una multa di 1,125 milioni di euro, mentre l’ex amministratore delegato Bruno Lafont è stato condannato a sei anni di carcere. I giudici hanno definito il sistema costruito dall’azienda “organizzato, opaco e illegale”, parlando di una vera e propria partnership con i gruppi jihadisti.
La vicenda affonda le radici nel 2008, quando Lafarge acquistò l’impianto siriano per circa 680 milioni di euro, rendendolo uno dei principali investimenti francesi nel Paese. Dopo l’inizio della guerra civile, nel 2011, molte aziende straniere abbandonarono la Siria, ma Lafarge scelse di restare, evacuando il personale straniero e continuando a operare con lavoratori locali. Per farlo, però, dovette confrontarsi con un territorio frammentato e controllato da milizie armate.
Le indagini hanno ricostruito un sistema di pagamenti destinati a garantire la continuità produttiva: denaro versato per assicurare il passaggio di dipendenti e merci, per ottenere materie prime e per operare in un’area dominata da gruppi terroristici. Già nel 2022, negli Stati Uniti, l’azienda aveva ammesso le proprie responsabilità, accettando una sanzione complessiva da 778 milioni di dollari per aver fornito supporto materiale allo Stato Islamico e al Fronte al-Nusra.












