Quarantotto ore senza elettricità sono bastate per trasformare la crisi energetica del Gambia in una protesta contro il governo. Nella notte tra il 7 e l’8 settembre manifestanti sono scesi nelle strade di Banjul e di diverse località vicine, incendiando pneumatici, costruendo barricate e chiedendo le dimissioni del presidente Adama Barrow. La polizia è intervenuta utilizzando gas lacrimogeni.
La protesta ha raggiunto anche luoghi politicamente sensibili. Alcuni manifestanti si sono radunati nelle vicinanze della residenza presidenziale, mentre a Farato la folla ha protestato davanti all’abitazione del vicepresidente Mohammed B.S. Jallow e ha distrutto striscioni del National People’s Party.
Non si tratta ancora di una mobilitazione organizzata capace di mettere direttamente in discussione la tenuta delle istituzioni, ma il passaggio dalle proteste per i blackout alle richieste di dimissioni del presidente mostra quanto rapidamente una crisi dei servizi essenziali possa assumere carattere politico.
La vicinanza delle elezioni presidenziali previste per dicembre aumenta la pressione sul governo. Barrow punta a ottenere un terzo mandato e dovrà affrontare un elettorato che valuta l’efficienza dello Stato anche attraverso la disponibilità quotidiana di elettricità.
Le interruzioni si ripetono da giugno e sarebbero diventate progressivamente più lunghe. La società nazionale dell’acqua e dell’elettricità ha attribuito le difficoltà all’aumento della domanda provocato dalle temperature elevate, al guasto di una delle principali unità di produzione e ai problemi delle forniture importate. Le autorità hanno inoltre indicato condizioni stagionali sfavorevoli alla produzione idroelettrica.
La crisi evidenzia però problemi più strutturali. Il sistema elettrico gambiano dispone di capacità produttiva limitata, presenta vulnerabilità negli impianti e dipende in parte dall’energia proveniente dai Paesi vicini. Quando una centrale si ferma o la domanda aumenta rapidamente, la disponibilità di capacità di riserva è insufficiente a compensare immediatamente il deficit.
Barrow ha promesso l’arrivo di nuovi generatori e il ritorno a una maggiore stabilità delle forniture entro la fine di ottobre. L’intervento può attenuare l’emergenza, ma non risolve la necessità di investire nella rete, nella manutenzione degli impianti, nella capacità di riserva e nella diversificazione delle fonti energetiche.
Gli effetti economici dei blackout sono particolarmente pesanti in un’economia di dimensioni ridotte. Le famiglie rischiano di perdere alimenti e medicinali che necessitano di refrigerazione, mentre piccoli commercianti e attività produttive devono affrontare il deterioramento delle merci o interrompere il lavoro.
Alberghi, ristoranti, officine e imprese che possono permetterselo ricorrono ai generatori privati, aumentando il consumo di carburante e i costi di esercizio. Chi non dispone delle risorse necessarie è invece costretto a sospendere le attività.
Le interruzioni incidono anche sui servizi pubblici, sulle comunicazioni e sui sistemi elettronici di pagamento. Si crea così una sorta di costo aggiuntivo che colpisce soprattutto famiglie e imprese economicamente più vulnerabili.
Il governo deve contemporaneamente affrontare un difficile equilibrio finanziario. Mantenere tariffe accessibili limita l’impatto sociale della crisi, ma la produzione e l’importazione di energia, l’acquisto di carburante e gli investimenti nelle infrastrutture richiedono risorse.
Un aumento delle tariffe rischierebbe di alimentare ulteriormente il malcontento. Mantenerle artificialmente basse senza compensazioni finanziarie adeguate potrebbe invece aggravare le difficoltà della società elettrica e aumentare il peso delle sovvenzioni sul bilancio pubblico.
La crisi mostra inoltre la dimensione strategica delle infrastrutture energetiche. Un’interruzione prolungata della corrente non riguarda soltanto famiglie e imprese, ma può compromettere ospedali, comunicazioni, apparati amministrativi, sistemi di sicurezza e capacità operative delle forze dell’ordine.
L’avvicinamento dei manifestanti alle residenze del presidente e del vicepresidente segnala un aumento della tensione. Le autorità devono proteggere edifici pubblici e infrastrutture evitando contemporaneamente che una risposta eccessivamente repressiva trasformi una protesta sociale in una mobilitazione politica più ampia.
L’impiego dei gas lacrimogeni ha consentito di disperdere alcuni raduni, ma non interviene sulle cause della contestazione. Se le interruzioni continueranno, nuovi blackout potrebbero offrire altre occasioni di mobilitazione.
Esiste anche una dimensione regionale. Il Gambia è un piccolo Paese quasi interamente circondato dal Senegal e la sua economia dipende fortemente dai collegamenti con gli Stati vicini. L’integrazione delle reti elettriche può aumentare la sicurezza energetica, permettendo di acquistare energia quando la produzione nazionale è insufficiente.
La stessa dipendenza può però trasformarsi in una vulnerabilità se non è accompagnata da capacità interne sufficienti. Problemi tecnici, carenze produttive o difficoltà nelle reti dei Paesi fornitori possono infatti ripercuotersi rapidamente sul sistema gambiano.
Una maggiore integrazione energetica regionale può quindi rappresentare parte della soluzione, ma deve essere accompagnata da investimenti nazionali nella produzione, nella rete di distribuzione e nelle riserve.
La questione assume un peso ancora maggiore per Barrow. Il presidente arrivò al potere dopo la lunga stagione autoritaria di Yahya Jammeh, presentandosi come espressione di una nuova fase politica per il Paese. A distanza di anni, la legittimità ottenuta attraverso le urne deve confrontarsi con la capacità concreta dello Stato di garantire servizi essenziali.
In vista delle elezioni di dicembre, l’opposizione può trasformare i blackout in uno strumento politico particolarmente efficace. Una crisi energetica prolungata rende immediatamente visibili problemi di gestione che altrimenti rimarrebbero confinati alle statistiche economiche.
Il governo promette una normalizzazione delle forniture entro la fine di ottobre. Per Barrow, tuttavia, la scadenza non è soltanto energetica. Se la corrente non tornerà con sufficiente regolarità e il malcontento continuerà a crescere, la crisi elettrica potrebbe diventare uno dei principali temi delle urne di dicembre.




