di Mariarita Cupersito

Proseguono le operazioni dell’esercito israeliano nella zona occidentale di Khan Yunis, presidio di Hamas nel sud della Striscia di Gaza, non distante da Rafah. A darne notizia è il portavoce militare, il quale dichiara che “sono stati uccisi oltre 30 terroristi” ed è stato “rafforzato il controllo dell’area con raid sulle infrastrutture terroriste, i cecchini e pattuglie” di Hamas, come riporta ANSA. “Nella parte occidentale di Khan Yunis due terroristi hanno tentato di muoversi sotto la copertura della popolazione civile”, prosegue il portavoce, aggiungendo che gli stessi sono poi stati “eliminati”. “Questo è un altro esempio dell’uso sistematico di Hamas della popolazione civile usata come scudo umano”, ha dichiarato. I militari hanno inoltre “distrutto due depositi di armi locati nelle residenze dei terroristi”.

Da Pechino arriva oggi la richiesta a Israele di fermare “il più presto possibile” l’operazione militare a Rafah, come riporta il comunicato di un portavoce del ministero degli Esteri.

La Cina “si oppone e condanna le azioni che danneggiano i civili e violano il diritto internazionale”, ed esorta Israele “a fermare le sue operazioni militari il prima possibile e fare ogni sforzo per evitare vittime civili innocenti e prevenire un disastro umanitario più grave nella zona di Rafah”.

Anche il vice-ministro degli Esteri russo Mikhail Bogdanov fa sapere che Mosca considera in modo “estremamente negativo” un’operazione militare da parte di Israele nella città di Rafah, come riporta l’Agenzia Tass.

Il ministro degli esteri israeliano Israel Katz ha intanto dichiarato, in riposta al responsabile della politica estera dell’Ue Josep Borrell, il quale aveva chiesto di limitare la fornitura di armi a Israele, che “gli appelli per limitare la difesa di Israele rafforzano solo Hamas”. Katz ha anche aggiunto che Israele aderisce “alle leggi internazionali di guerra e assicura il movimento sicuro dei civili a Gaza, a differenza di Hamas che lo impedisce”, concludendo che “Israele è determinato a smantellare Hamas”.

L’esercito israeliano ha liberato nelle scorse ore con un blitz delle forze speciali a Rafah due degli ostaggi rapiti lo scorso 7 ottobre; Hamas ha invece annunciato la morte nei bombardamenti di altri tre rapiti, aggiungendo che nei raid israeliani erano morte circa 100 persone.

Benjamin Netanyahu, premier israeliano che negli scorsi giorni aveva dato il via libera al blitz, lo ha definito “una delle operazioni di salvataggio di maggior successo nella storia di Israele”, che ha però suscitato la rabbia del presidente Usa Joe Biden, come riportato dalla Nbc. Gran Bretagna e Unione Europea parimenti chiedono che Israele si fermi.

Aumentano intanto le tensioni anche tra Israele e l’ONU, dopo il diniego di accesso al Paese nei confronti dell’inviata del Consiglio dei diritti umani, Francesca Albanese. Tale veto sarebbe da ricondursi “alle sue oltraggiose affermazioni che le vittime del massacro del 7 ottobre non sono state uccise per la loro ebraicità, ma in risposta all’oppressione israeliana”, come hanno fatto sapere i ministeri degli Esteri e degli Interni.

Francesca Albanese aveva infatti scritto, in risposta a un post di Le Monde, che “le vittime del 7/10 non sono state uccise a causa del loro giudaismo ma in risposta all’oppressione di Israele. La Francia e la comunità internazionale non hanno fatto nulla per impedirlo. I miei rispetti alle vittime”.

“La prospettiva di una piena offensiva dell’esercito israeliano a Rafah, dove milioni di palestinesi sono rifugiati, è terrificante”, ha dichiarato l’Alto commissario dell’Onu per i diritti umani Volker Türk in una nota. “Considerando la carneficina che ha avuto luogo finora a Gaza, possiamo immaginare perfettamente cosa accadrà a Rafah”.

Türk si appella infine ad Israele chiedendo di rispettare “gli ordini giuridicamente vincolanti emessi dalla Corte Internazionale di Giustizia e l’intero ambito del diritto umanitario internazionale. Coloro che sfidano il diritto internazionale sono stati messi in guardia”.

“Il mondo non deve permettere che ciò accada”, ha concluso. “Coloro che hanno influenza devono frenare piuttosto che consentire. Occorre un cessate il fuoco immediato. Tutti gli ostaggi rimanenti devono essere rilasciati. E ci deve essere una rinnovata determinazione collettiva per raggiungere una soluzione politica”.