Iran. Situazione incerta, sequestrate due navi della Msc

Disponibilità dell'Italia a inviare quattro navi nel quadro di una missione internazionale.

di Guido Keller

La crisi tra Stati Uniti e Iran si intensifica, muovendosi su un equilibrio sempre più fragile tra tentativi diplomatici e azioni sul campo. Al centro dello scontro resta lo Stretto di Hormuz, crocevia strategico attraverso cui passa circa il 20% del commercio mondiale di petrolio e oggi simbolo di una crisi che minaccia di allargarsi.
Da Washington Donald Trump continua a spingere per una riapertura dei colloqui, indicando la possibilità di un nuovo negoziato già nei prossimi giorni. Ma l’apertura della Casa Bianca si scontra con una realtà fatta di diffidenza reciproca e tensioni mai realmente allentate. L’estensione della tregua annunciata da Trump non sembra aver creato le condizioni per un ritorno al dialogo.
Teheran resta prudente, se non apertamente sospettosa. Le autorità iraniane temono mosse a sorpresa da parte degli Stati Uniti e denunciano il blocco navale che da settimane limita pesantemente l’accesso ai propri porti. Una pressione che l’Iran considera ostile e che contribuisce a mantenere alta la tensione nella regione.
Sul terreno, la situazione appare ancora più critica. Nelle ultime ore, le forze iraniane hanno sequestrato due navi cargo e colpito una terza proprio nelle acque di Hormuz. Episodi che, al di là delle giustificazioni ufficiali, vengono interpretati come segnali di forza in risposta alla strategia americana. Le due sequestrate sono la Epaminondas e la Francesca del gruppo italo-svizzero Msc, primo operatore mondiale dei trasporti merci su navi con 963 portacontainer di cui 707 di proprietà, 28mila dipendenti e un fatturato di quasi 90 miliardi di euro.
Teheran ha di fatto imposto un blocco al traffico delle petroliere, rallentando o fermando il passaggio di numerose imbarcazioni internazionali. Una misura che ha contribuito a paralizzare uno dei punti nevralgici del commercio energetico globale, con inevitabili ripercussioni sui mercati.
In questo scenario si inserisce anche l’Europa. L’Italia ha manifestato la disponibilità a partecipare a una missione internazionale proprio nello Stretto di Hormuz, mettendo a disposizione quattro navi di cui due dragamine. Un segnale concreto della preoccupazione crescente anche tra i Paesi europei, consapevoli delle implicazioni economiche e strategiche della crisi.
Il quadro complessivo resta incerto. I negoziati tra Washington e Teheran appaiono in stallo, mentre sul campo si moltiplicano episodi che rischiano di alimentare una spirale difficile da controllare.