di Giuseppe Gagliano –
Gli Houthi tornano ad alzare il livello dello scontro in Medio Oriente e avvertono che la tregua attuale è solo temporanea, pronta a saltare in caso di nuove operazioni militari israeliane. Il leader Abdul Malik al Houthi lancia un messaggio diretto a Israele, Stati Uniti e alleati regionali: il movimento yemenita resta parte attiva del conflitto e si prepara a colpire, soprattutto sul piano marittimo.
Il gruppo ribadisce la strategia della cosiddetta unità dei fronti, inserendosi nell’asse legato all’Iran insieme ad altre milizie attive in Libano, Iraq e Palestina. L’obiettivo è moltiplicare le aree di crisi e costringere gli avversari a gestire un conflitto diffuso e simultaneo, aumentando la pressione militare e politica.
Il Mar Rosso torna così al centro della tensione geopolitica. Per gli Houthi rappresenta uno snodo cruciale da cui passano rotte commerciali fondamentali tra Asia, Europa e Mediterraneo. In passato il gruppo ha già dimostrato di poter colpire il traffico navale con attacchi mirati, generando costi elevati per trasporti, assicurazioni e logistica globale. Ora minaccia di intensificare queste azioni se la tregua dovesse crollare.
La presenza militare statunitense nell’area viene interpretata come un segnale di possibile escalation. Gli Houthi ipotizzano apertamente attacchi anche contro navi da guerra americane, uno scenario che trasformerebbe la crisi in un confronto diretto tra Stati Uniti e forze filo iraniane.
Dal punto di vista militare, il movimento continua a puntare su una strategia asimmetrica: non sfidare frontalmente la superiorità occidentale, ma rendere insicuro e costoso il controllo delle rotte marittime attraverso missili, droni e azioni rapide. Una pressione sufficiente a destabilizzare i traffici e a rafforzare il proprio ruolo politico nella regione.
Le dichiarazioni rafforzano anche il legame con Teheran e mettono sotto pressione le monarchie del Golfo, divise tra la necessità di evitare un allargamento del conflitto e il timore di lasciare all’Iran il ruolo dominante nella narrazione della causa palestinese.
Le possibili conseguenze economiche sono rilevanti. Una nuova ondata di attacchi nel Mar Rosso potrebbe far aumentare i costi del trasporto marittimo, allungare i tempi di consegna e mettere sotto stress le catene di approvvigionamento globali. In combinazione con le tensioni nello Stretto di Hormuz, si rischia una doppia pressione sui traffici energetici e commerciali, con effetti diretti su inflazione e stabilità economica, soprattutto in Europa.
Il quadro che emerge è quello di una tregua estremamente fragile. Gli Houthi non puntano a cambiare da soli gli equilibri regionali, ma hanno la capacità di ostacolare ogni tentativo di stabilizzazione, trasformando il Mar Rosso in un punto critico della crisi. Il loro messaggio è chiaro: la pausa nei combattimenti non è pace, ma solo una fase temporanea di un conflitto pronto a riaccendersi.












