di Giuseppe Gagliano –
Il governo del primo ministro Ali al-Zaidi ha avviato una vasta offensiva contro la corruzione e le milizie armate, due fenomeni considerati strettamente collegati nella complessa architettura del potere iracheno. L’operazione, condotta anche con il dispiegamento di reparti antiterrorismo nella Zona Verde di Baghdad, ha portato all’arresto di decine di politici, funzionari e amministratori, mentre le autorità riferiscono di aver sequestrato ingenti somme di denaro e altri beni di valore.
L’iniziativa punta a rafforzare l’autorità dello Stato, colpendo un sistema nel quale clientelismo, gestione degli appalti pubblici e gruppi armati hanno consolidato negli anni un esteso potere parallelo. Resta tuttavia da verificare se la campagna riuscirà a coinvolgere anche le reti politiche e militari di maggiore influenza oppure se si limiterà ai livelli intermedi dell’amministrazione.
Parallelamente, il governo ha ribadito l’obiettivo di riportare tutte le armi sotto il controllo dello Stato, chiedendo alle milizie di consegnare i propri arsenali. La questione rappresenta uno dei dossier più delicati del Paese, poiché numerose formazioni armate, pur inserite formalmente nelle istituzioni, mantengono proprie strutture di comando e solidi legami politici e strategici con l’Iran.
L’iniziativa assume particolare rilievo anche sul piano internazionale, alla vigilia della visita del premier a Washington. Gli Stati Uniti chiedono da tempo a Baghdad di limitare il peso delle milizie filoiraniane e rafforzare il controllo statale sulla sicurezza, mentre il governo iracheno cerca di preservare un difficile equilibrio nei rapporti sia con Washington sia con Teheran.
La lotta alla corruzione ha inoltre un’importante dimensione economica. Nonostante le ingenti entrate derivanti dal petrolio, l’Iraq continua a soffrire per infrastrutture carenti, servizi pubblici insufficienti e alta disoccupazione. Un’effettiva riduzione della corruzione potrebbe favorire nuovi investimenti, rafforzare la fiducia degli operatori internazionali e sostenere la ricostruzione del Paese.
La riuscita della strategia di al-Zaidi dipenderà dalla capacità di spezzare il legame tra potere politico, gestione delle risorse pubbliche e gruppi armati. Un risultato che avrebbe conseguenze non solo per la stabilità interna dell’Iraq, ma anche per gli equilibri dell’intero Medio Oriente.












