di Giuseppe De Santis –
Alcuni giorni fa il think tank More in Common ha chiesto a 4.200 irlandesi quale fosse la loro opinione sull’Unione europea. Il 61% degli intervistati ha dichiarato di avere un’opinione positiva della Ue, contro il 16% che ne ha una negativa. Inoltre, se si tenesse un referendum sulla permanenza dell’Irlanda nell’Unione europea, il 67% voterebbe per rimanere, mentre soltanto il 17% sceglierebbe di uscirne.
Questa posizione è condivisa, seppur con intensità diverse, da tutti i principali schieramenti politici: l’87% degli elettori di Fine Gael e l’82% di quelli di Fianna Fáil si dichiarano favorevoli all’Unione europea, percentuale che scende al 63% tra gli elettori dello Sinn Féin.
L’orientamento europeista non deve sorprendere, considerato che l’Irlanda ha tratto notevoli benefici dall’appartenenza alla ue e, a differenza di altri Paesi, non presenta forti movimenti euroscettici.
Entrando però nel dettaglio del rapporto che l’Irlanda dovrebbe avere con l’Unione Europea, emergono alcune riserve sulla direzione intrapresa dalle istituzioni comunitarie.
Il 45% degli intervistati ritiene infatti che l’Irlanda debba esercitare un maggiore controllo su diverse materie, contro il 41% che auspica una più ampia cooperazione a livello comunitario. Inoltre, il 76% ritiene che Dublino debba essere pronta a contestare le decisioni assunte dai Paesi più grandi dell’Unione.
Per quanto riguarda il semestre di presidenza del Consiglio dell’Unione europea, la maggioranza degli irlandesi ritiene che il governo debba sfruttare questo ruolo per affrontare prioritariamente il caro vita (66%) e la crisi abitativa (58%). Temi come il sostegno all’Ucraina e la difesa comune, invece, non figurano tra le principali preoccupazioni espresse dagli intervistati.
In conclusione, gli irlandesi si confermano favorevoli all’appartenenza all’Unione Europea, ma ritengono che gli interessi nazionali debbano avere la priorità rispetto a quelli comunitari.












