REYKJAVIK — Una grande «X» tracciata sopra il Messico, e sotto una parola sola: «America». Poi la bandiera a stelle e strisce distesa su Canada, Groenlandia, Islanda, America centrale e Caraibi, e un’unica etichetta per l’intera massa continentale: «United States of America». L’immagine, generata con l’intelligenza artificiale, l’ha pubblicata Donald Trump su Truth Social, senza una riga di didascalia.
L’Islanda non l’ha presa come una provocazione da social. Lunedì il governo di Reykjavik ha convocato l’ambasciatore americano, riferisce Reuters, e martedì i funzionari islandesi hanno alzato il tono: la mappa è «un insulto» e «completamente inaccettabile», hanno detto al Washington Post. Il ministero degli Esteri, guidato da Þorgerður Katrín Gunnarsdóttir, ha fatto sapere attraverso la tv pubblica islandese che all’ambasciatore «è stata espressa chiaramente la posizione che il post era del tutto inappropriato».
A ricevere la protesta è stato Billy Long, ex deputato del Missouri ed ex commissario dell’agenzia delle entrate americana, insediato a Reykjavik da poche settimane. Non è il suo primo inciampo: si era già dovuto scusare per una battuta sull’Islanda «52esimo Stato». Ma stavolta la gaffe non è sua: è del suo presidente, e non è una battuta — l’account ufficiale della Casa Bianca ha ripubblicato l’immagine su X.
Perché proprio ora? Il post è arrivato poche ore dopo l’annuncio della Commissione europea di 200 milioni di euro di investimenti in Groenlandia, durante la visita della presidente Ursula von der Leyen sull’isola. Il destinatario vero, più che Reykjavik, era Bruxelles: la mappa dice all’Europa che Washington considera l’Artico atlantico cosa propria.
La settimana delle mappe
L’immagine non è un episodio isolato. Negli stessi giorni Trump ha firmato un ordine esecutivo per ribattezzare il lago Ontario «Lake America», l’account della Casa Bianca ha diffuso una mappa del New Mexico rinominato «New America», sono entrati in vigore i nuovi dazi sul Canada ed è arrivata una minaccia diretta al costruttore aeronautico canadese Bombardier. Una cartografia dell’espansione, tassello dopo tassello.
Per l’Islanda la vicenda cade in un passaggio delicato. Il mese scorso gli islandesi hanno respinto in referendum la riapertura dei negoziati di adesione all’Unione europea: le mire di Trump sulla Groenlandia erano sullo sfondo del voto, anche se secondo gli analisti hanno pesato soprattutto le ragioni economiche interne. L’isola — membro fondatore della Nato, priva di un esercito proprio — si scopre ora dentro il perimetro delle ambizioni del suo principale alleato.
Dalla Groenlandia, intanto, la risposta più netta è arrivata dalla premier danese Mette Frederiksen, in visita a Nuuk, la capitale groenlandese, proprio nei giorni del post. «Il governo groenlandese e il popolo groenlandese», ha detto all’agenzia danese Ritzau, «hanno detto e ridetto che non vogliono essere americani».

