LONDRA — «Nonostante le promesse, i rapporti e le rassicurazioni che i sistemi sarebbero stati sistemati, ancora una volta Nats, sotto la guida di Martin Rolfe, ha tradito i viaggiatori britannici e le compagnie aeree». Neal McMahon, direttore operativo di Ryanair, ha affidato martedì sera a un video su X l’atto d’accusa contro l’ente che gestisce il controllo del traffico aereo del Regno Unito — l’equivalente britannico dell’Enav — e contro il suo amministratore delegato.

Il giorno dopo, la rabbia delle compagnie ha i numeri dalla sua parte. Il guasto al sistema di elaborazione dei dati di volo di Nats ha provocato martedì circa 1.300 cancellazioni da e per gli scali britannici, secondo i dati di Flightradar24; mercoledì mattina, riferisce la CNN, altri 177 voli erano già stati cancellati, quasi tutti a Londra-Heathrow. Il problema tecnico è chiuso. La macchina, no.

Perché un blackout di poche ore continua a fare danni il giorno dopo? Perché aerei ed equipaggi sono finiti nei posti sbagliati: Heathrow ha spiegato mercoledì che i voli «stanno operando», ma che le compagnie devono «riposizionare aeromobili e personale», e ha invitato i passeggeri a verificare gli orari con i vettori; Gatwick ha diffuso poco dopo un comunicato quasi identico. E l’onda è arrivata lontano: Air India ha dovuto dirottare, ritardare o cancellare più voli da e per il Regno Unito, Qatar Airways avverte di possibili ritardi e cambi di rotta. Ryanair conta oltre 65.000 passeggeri colpiti da ritardi fino a otto ore e più di 50 voli cancellati.

Le «promesse» evocate da McMahon hanno una data precisa: 28 agosto 2023, weekend festivo in Gran Bretagna, quando un’avaria allo stesso sistema di elaborazione dei piani di volo di Nats paralizzò i cieli britannici con disagi ancora più estesi. Allora l’ente si impegnò a rendere il sistema più robusto. Tre anni dopo, il copione si è ripetuto quasi identico — ed è questo, più del guasto in sé, che le compagnie non perdonano.

La ministra convoca Rolfe

La partita, ormai, è politica più che tecnica. La ministra dei Trasporti Heidi Alexander ha convocato Rolfe per chiedere conto di un guasto che il Guardian descrive come «molto complesso», mentre cresce la pressione perché l’amministratore delegato si dimetta. Le compagnie sollecitano l’intervento del governo e pongono una domanda pesante: il controllo del traffico aereo britannico è ancora «all’altezza del suo compito»? L’autorità dell’aviazione civile, il regolatore indipendente del settore, attende da Nats un rapporto completo sull’accaduto e solo dopo deciderà se servono riforme per garantire l’affidabilità del sistema.

L’analista aeronautico John Strickland ha misurato così la sproporzione tra causa ed effetto: «Qualche ora di interruzione può sembrare a prima vista poca cosa, ma l’impatto è enorme quando viene colpito un numero consistente di aeroporti in tutto il Regno Unito». Martedì il conteggio di metà pomeriggio parlava già di circa 490 partenze in ritardo su sei scali — da Heathrow a Edimburgo — e di circa 525 arrivi cancellati o ritardati.

Martedì in tarda serata (le 23 in Italia) Nats si era scusata su X: «La ripresa dal problema di oggi ha richiesto più tempo di quanto sperassimo. Il problema è ora risolto, stiamo operando normalmente e lavorando il più duramente possibile per smaltire l’arretrato dei voli». L’arretrato, mercoledì a mezzogiorno, è ancora lì.