La Romania e il suo futuro ruolo di “nuovo guardiano” della NATO nel mar Nero

di Lorenzo Pallavicini

La Romania, dopo la definitiva escalation del conflitto russo – ucraino nel 2022, ha aumentato la sua importanza all’interno delle politiche NATO sul mar Nero, una regione che vede nell’area come potenze primarie Russia e Turchia.
Il confine sud occidentale dell’Ucraina con la Romania è di vitale importanza non solo per Kiev ma anche per l’alleanza atlantica, essendoci lungo il Danubio aree strategiche come i porti fluviali di Reni ed Izmail in Ucraina e Tulcea in Romania, attraverso cui passano molte merci, in primis i cereali ucraini, e dove gli attacchi con droni russi sono stati i più vicini di tutti al territorio NATO, con diversi casi di frammenti di drone caduti su suolo romeno.
La Romania inoltre è legata a doppio filo alla Moldavia, paese in bilico tra l’europeismo del governo in carica e le pulsioni pro Mosca del governo separatista ed autoproclamato della Transnistria, che ha circa 1.500 soldati dell’esercito russo di stanza a Tiraspol, nonchè la presenza dell’arsenale di Cobasna, uno tra i più grandi rimasti dai tempi dell’Unione Sovietica.
La necessità di revisione delle spese per la difesa, affrontata tardi dall’Europa e che pone difficoltà nel rifornire l’Ucraina degli armamenti necessari, vedrà notevoli investimenti nella base di Costanza, porto principale del paese, dove si intende ampliare la struttura già esistente e farne la più grande base NATO dell’Europa occidentale, un investimento di diversi miliardi che a pieno regime porterà nel paese migliaia di soldati in più dell’alleanza atlantica, con il governo romeno molto soddisfatto di poter aumentare il proprio potenziale militare nell’ambito della prevenzione della minaccia russa.
A livello politico la Romania intende giocare un ruolo sempre più forte all’interno della NATO, con l’attuale presidente del paese, Klaus Ioannis, intenzionato a competere per il seggio di segretario generale, una mossa dal forte significato simbolico, poiché la NATO avrebbe nel caso, per la prima volta, una guida a trazione orientale, che sarebbe un chiaro segnale al Cremlino riguardo la volontà della alleanza atlantica, specie da parte europea, di sostenere i membri più vicini come posizione geografica al rivale russo.
A due anni dalla invasione dell’Ucraina, il paese intende giocare nel mar Nero un ruolo pari a quello della Polonia nel Baltico, ovvero essere potenza europea di fiducia di NATO e Stati Uniti, anche perché lo storico partner NATO del mar Nero, la Turchia, non si è allineato alle sanzioni occidentali e mantiene molti canali economici con la Russia, elementi mal visti dalle cancellerie europee.
Rendendo più forte militarmente la Romania la UE, sottotraccia, potrebbe arrivare all’obiettivo di sostituire, per importanza militare, il ruolo turco nel mar Nero con il paese romeno, più in linea con i valori europei e meno ambiguo nel rapporto con la Russia, nonché costruire un baluardo di prevenzione di possibili disordini o rivolte nell’area moldava e della Transnistria, che potrebbero, se non contenuti, causare grossi problemi alla UE medesima.