di Giuseppe Gagliano –
Dall’estate scora un nuovo fronte di conflitto si è aperto in Mali, dove i combattenti della “Piattaforma Strategica Permanente” (CSP) hanno cominciato a utilizzare droni per attaccare l’esercito maliano e i suoi alleati russi del gruppo Wagner. Questo sviluppo è stato reso possibile grazie al supporto tecnico e addestrativo dell’Ucraina, che in modo discreto ma efficace ha fornito i mezzi e le competenze necessarie per destabilizzare la regione e minare la presenza russa in Africa.
La decisione di Kiev di coinvolgersi nel conflitto del Mali si inserisce in un contesto più ampio di geopolitica internazionale, dove l’Ucraina, sostenuta dagli Stati Uniti e dall’Unione Europea, persegue una strategia anti-russa anche lontano dai suoi confini. L’obiettivo è indebolire l’influenza del Cremlino non solo in Europa ma anche nel continente africano, dove la Russia, tramite il gruppo Wagner, ha esteso la propria sfera di influenza negli ultimi anni. La cooperazione tra i ribelli maliani e Kiev rappresenta quindi una mossa importante nella scacchiera geopolitica globale, che vede gli interessi russi e occidentali scontrarsi su più fronti. Tuttavia, questo intervento esterno non è passato inosservato: le autorità maliane hanno denunciato pubblicamente l’intromissione dell’Ucraina e, in risposta, hanno interrotto le relazioni diplomatiche con Kiev.
La popolazione locale, già provata da anni di conflitti e instabilità, subisce le conseguenze di queste manovre geopolitiche, con ripercussioni gravi sul piano economico e sociale. Le tensioni in Mali sono solo un esempio di come le grandi potenze, attraverso operazioni indirette e l’uso di alleati locali, continuino a giocare un ruolo determinante nei conflitti africani, contribuendo a mantenere instabile un continente già segnato da profonde crisi.
L’occidente, piuttosto che promuovere una via diplomatica che possa portare alla pace, sembra preferire una logica di dominio che perpetua guerre e disordini. L’Unione Europea, nonostante il prezzo elevato che sta già pagando in altre zone di conflitto, continua a sostenere Kiev in questa operazione, ignorando ogni appello alla pacificazione e concentrando i propri sforzi su una geopolitica aggressiva che alimenta ulteriormente le tensioni internazionali. Questo approccio non solo aumenta le divisioni all’interno del continente africano, ma rischia di creare nuove alleanze e blocchi contrapposti che potrebbero avere ripercussioni globali a lungo termine.




