Messico. Il dopo El Mencho: la decapitazione del potere o l’inizio della frammentazione

di Giuseppe Gagliano

L’uccisione di Nemesio Oseguera Cervantes, noto come El Mencho, segna uno spartiacque nella storia recente del narcotraffico messicano, ma non necessariamente la fine del Cartello Jalisco Nuova Generazione. Piuttosto, apre una fase più instabile e potenzialmente più violenta. Le organizzazioni criminali moderne non sono più strutture verticali dipendenti esclusivamente dal carisma di un leader, ma sistemi complessi, dotati di autonomia finanziaria, logistica e territoriale.
Il cartello costruito da El Mencho non è semplicemente una rete criminale, ma un’infrastruttura economica parallela. Le sue attività spaziano dal traffico globale di cocaina e metanfetamine al contrabbando di migranti, dall’estrazione illegale di risorse minerarie fino al controllo di filiere agricole e commerciali. Questo significa che la sua sopravvivenza dipenderà meno dalla figura del capo e più dalla capacità della sua struttura intermedia di mantenere il controllo dei territori e delle rotte.
Il vero nodo strategico riguarda la successione. Le organizzazioni criminali messicane tendono a mantenere la continuità attraverso reti familiari, ma nel caso del cartello di Jalisco la situazione è più complessa. L’arresto o l’estradizione dei principali familiari di El Mencho ha indebolito la possibilità di una successione lineare.
Se uno dei comandanti regionali riuscirà a imporsi rapidamente, il cartello potrebbe mantenere la propria integrità. In caso contrario, il rischio è quello della frammentazione. E la frammentazione non significa la fine della violenza, ma il suo contrario. Cartelli più piccoli, privi di una leadership centralizzata, tendono a competere con maggiore aggressività per il controllo delle rotte e delle fonti di reddito.
Questo scenario trasformerebbe il Messico in un mosaico di conflitti locali permanenti, aumentando il livello complessivo di instabilità.
L’operazione che ha portato all’uccisione di El Mencho evidenzia il ruolo centrale degli Stati Uniti nella guerra contro il narcotraffico. Il contributo dell’intelligence americana, in particolare attraverso la sorveglianza elettronica e l’impiego di droni, dimostra che il Messico non combatte questa battaglia da solo.
Per Washington, l’obiettivo non è soltanto la neutralizzazione di singoli leader, ma il contenimento di strutture criminali che minacciano direttamente la sicurezza interna americana, alimentando il traffico di droga e la destabilizzazione sociale.
Tuttavia esiste un paradosso strategico. La distruzione di un grande cartello può indebolire temporaneamente la capacità organizzativa del narcotraffico, ma può anche produrre una proliferazione di gruppi più piccoli, più difficili da monitorare e controllare.
In questo senso, la frammentazione può rappresentare un vantaggio tattico per gli Stati Uniti, ma un rischio strategico per il Messico.
La presidente Claudia Sheinbaum eredita una situazione estremamente complessa. La strategia precedente, basata su programmi sociali e su un approccio meno militarizzato, non è riuscita a ridurre il potere dei cartelli. Al contrario, queste organizzazioni hanno continuato ad espandere il proprio controllo territoriale e la propria capacità operativa.
L’uso della forza militare, come dimostra l’operazione contro El Mencho, può produrre risultati immediati, ma non è sufficiente a smantellare le basi economiche del narcotraffico. Il vero potere dei cartelli risiede nelle loro reti finanziarie, nella loro capacità di infiltrazione nelle istituzioni e nella loro funzione economica all’interno di intere regioni.
Finché queste condizioni strutturali non verranno eliminate, il narcotraffico continuerà a rigenerarsi.
La morte di El Mencho non rappresenta la fine di un sistema, ma la sua trasformazione. Il narcotraffico messicano ha dimostrato una straordinaria capacità di adattamento. Ogni volta che un leader viene eliminato, emergono nuove strutture, nuovi equilibri, nuovi centri di potere.
Il vero interrogativo non è se il cartello sopravvivrà, ma in quale forma. Un cartello più debole ma più frammentato potrebbe rendere il Messico ancora più instabile. Un cartello più centralizzato potrebbe mantenere una forma di equilibrio violento ma relativamente stabile.
In entrambi i casi, la morte di El Mencho segna l’inizio di una nuova fase, non la fine della guerra. Perché il narcotraffico, più che un’organizzazione, è ormai un sistema integrato nell’economia globale e nelle dinamiche geopolitiche del continente americano.