di Giuseppe Gagliano –
La nomina di Vasile Tofan a primo ministro segna una nuova fase della strategia europea della Moldavia. Scelto dalla presidente Maia Sandu, il nuovo capo del governo proviene dal mondo della finanza e degli investimenti e ha indicato come obiettivo la firma del trattato di adesione all’Unione Europea entro la fine del 2028. La sua designazione punta a rafforzare la credibilità internazionale del Paese e ad attrarre capitali necessari per sostenere il percorso di integrazione.
Tofan eredita però una situazione complessa. La Moldavia dovrà proseguire le riforme della giustizia, rafforzare le istituzioni, contrastare la corruzione e modernizzare l’amministrazione, mentre resta uno degli Stati economicamente più fragili d’Europa. Il precedente governo, anch’esso guidato da un esponente del settore economico, aveva lasciato l’incarico dopo pochi mesi, evidenziando le difficoltà di trasformare gli obiettivi di riforma in risultati concreti.
Sul piano economico, l’integrazione europea offre nuove opportunità di accesso ai fondi comunitari, agli investimenti e al mercato unico, ma impone anche costosi adeguamenti alle imprese nazionali. Agricoltura, industria alimentare e piccole aziende dovranno affrontare standard più rigorosi, mentre il rischio di una maggiore concentrazione dei settori strategici nelle mani di investitori esteri continua ad alimentare il dibattito interno.
La sfida resta anche geopolitica. La Moldavia confina con l’Ucraina e con la Romania e continua a confrontarsi con la questione irrisolta della Transnistria, dove è presente un contingente militare russo. L’avvicinamento a Bruxelles riduce progressivamente lo spazio d’influenza di Mosca, ma aumenta al tempo stesso le tensioni in una regione strategicamente sensibile.
Il nuovo governo dovrà inoltre affrontare una società profondamente divisa tra orientamento filoeuropeo e legami storici, culturali ed economici con la Russia. Convincere Bruxelles della solidità delle riforme sarà importante quanto mantenere il consenso interno, evitando che il percorso europeo accentui le fratture politiche e sociali del Paese. La riuscita del progetto dipenderà non solo dalla capacità di attrarre investimenti e rispettare le scadenze, ma soprattutto dal rafforzamento delle istituzioni e della coesione nazionale.



