di Giuseppe Gagliano –
La Cina ha consolidato la propria presenza in Namibia con la firma di otto accordi durante la visita a Pechino della presidente Netumbo Nandi-Ndaitwah. Le intese riguardano energia, minerali strategici, infrastrutture, agricoltura, trasferimento tecnologico e sviluppo industriale, confermando la volontà di Pechino di assicurarsi un ruolo di primo piano prima dell’avvio della futura produzione petrolifera namibiana.
La Namibia potrebbe infatti diventare entro il 2030 uno dei principali produttori africani di greggio grazie alle recenti scoperte offshore, ma il suo valore strategico risiede anche nelle consistenti riserve di uranio, litio e terre rare, materie prime fondamentali per l’industria nucleare, le batterie e le tecnologie avanzate.
Le imprese cinesi hanno già investito circa 4,2 miliardi di dollari nel Paese, soprattutto nei settori minerario e metallurgico, mentre Pechino assorbe circa un quarto delle esportazioni namibiane. L’obiettivo cinese è controllare l’intera filiera, dall’estrazione alla lavorazione e al trasporto delle risorse, rafforzando così la propria sicurezza energetica e industriale.
Per Windhoek gli accordi rappresentano un’opportunità di sviluppo, ma il governo punta a ottenere anche trasferimento di tecnologie, lavorazione delle materie prime sul territorio nazionale e maggiore occupazione qualificata, evitando di limitarsi al ruolo di semplice esportatore di risorse.
La posizione della Namibia sull’Atlantico meridionale accresce inoltre il suo valore geopolitico, offrendo alla Cina un ulteriore punto d’appoggio lungo le rotte commerciali tra Africa, Europa e America Latina. Pur non esistendo indicazioni su una futura presenza militare cinese, la crescente rete di infrastrutture e rapporti economici rafforza l’influenza di Pechino nella regione.
La strategia cinese si distingue da quella occidentale per l’integrazione tra investimenti, diplomazia e cooperazione economica. Per la Namibia la sfida sarà sfruttare la competizione tra le grandi potenze senza sviluppare una dipendenza eccessiva da un solo partner, trasformando le proprie risorse naturali in un fattore di crescita e non di subordinazione economica.












