KANO — La porta chiusa da lunedì, i telefoni muti, poi la decisione di scavalcare il muro di cinta. A tarda sera di martedì amici e vicini hanno trovato Ibrahim Khalil Dan Shagamu riverso nella sua casa di Kano, la grande metropoli del nord della Nigeria, con la gola tagliata. Lo hanno reso noto mercoledì la famiglia e Amnesty International, riferiscono la France Presse e Le Monde.
Dan Shagamu, 57 anni, padre di sei figli, era uno degli influencer politici più seguiti del Paese: centinaia di migliaia di follower tra Facebook e TikTok per i suoi video in hausa — la lingua del nord musulmano — duri, spesso aggressivi, contro il governo e i potenti locali. E la sua morte cade nel momento più delicato: la campagna per le presidenziali del 16 gennaio, nel Paese più popoloso dell’Africa, è entrata nel vivo il mese scorso.
Il mestiere lo aveva imparato in radio. Era stato cronista di un’emittente locale finanziata dallo Stato, prima di dimettersi e reinventarsi commentatore sui social, dove la sua franchezza gli aveva costruito un pubblico vasto e fedele.
«Macellato con profondi tagli alla testa», ha raccontato ai giornalisti la sorella maggiore, Aisha Sharu Lawan, 67 anni. «Era una scena orribile. I suoi due telefoni cellulari erano spariti». La famiglia non crede a una morte accidentale né a un delitto qualunque: «Un suo amico ha detto che aveva avuto un diverbio con alcune persone che avevano minacciato di ucciderlo», ha aggiunto la sorella, chiedendo indagini serie e un processo per gli assassini.
I telefoni spariti
Rapina finita male o esecuzione? Gli elementi noti pesano sulla seconda ipotesi: dalla casa, per quel che se ne sa, mancano soltanto i due telefoni — gli strumenti del suo lavoro, l’archivio dei suoi contatti e dei suoi video —, e prima del delitto erano arrivate minacce di morte esplicite. Nessuno, finora, ha un nome da dare a quelle minacce.
Amnesty International Nigeria ha alzato il caso a questione nazionale. In un comunicato diffuso su X mercoledì, l’organizzazione ha condannato l’uccisione del «commentatore politico» trovato «in un lago di sangue», «brutalmente macellato dopo essere stato sopraffatto dai suoi assassini», e ha chiesto alla polizia federale nigeriana di identificare e portare in tribunale i responsabili. Poi la frase che allarga il campo ben oltre Kano: «Con l’avvicinarsi delle elezioni continuiamo a ricevere notizie inquietanti di minacce di morte e intimidazioni di natura politica».
Le elezioni nigeriane, del resto, sono abitualmente segnate dalla violenza: i politici reclutano bande per intimidire gli avversari e zittire le voci scomode, seminando caos nei comizi e ai seggi. Che l’omicidio di Kano sia politico o no, l’effetto è già acquisito: a quattro mesi dal voto, una delle voci critiche più ascoltate del nord del Paese tace.
Restano i punti che non tornano. Chi erano le persone del diverbio raccontato dall’amico? Perché nessuno ha sentito nulla, in una casa circondata da vicini che poi hanno dovuto scavalcare il muro? E dove sono finiti i due telefoni, dentro cui Dan Shagamu custodiva tutto? La famiglia pretende risposte in aula. Per ora ha soltanto un corpo da seppellire e una campagna elettorale che, intorno, continua ad alzare la voce.

