
di Giuseppe Gagliano –
Il vertice della Nato ad Ankara si apre all’insegna delle tensioni tra Stati Uniti ed Europa, con Donald Trump che accusa gli alleati europei di non condividere adeguatamente gli oneri della sicurezza occidentale. Il presidente americano ha espresso delusione per l’atteggiamento dell’Alleanza, sostenendo che Washington continua a garantire la difesa del continente senza ricevere un sostegno equivalente sulle principali questioni strategiche, a partire dalla crisi con l’Iran.
Le dichiarazioni di Trump evidenziano una trasformazione dell’Alleanza Atlantica, sempre meno fondata su automatismi politici e sempre più su rapporti di convenienza strategica. Emblematica è la diversa attenzione riservata alla Turchia di Recep Tayyip Erdogan, definita un partner indispensabile grazie alla sua posizione nel Mar Nero, nel Mediterraneo orientale, nel Caucaso e in Medio Oriente. Parallelamente, Washington valuta la revoca delle sanzioni contro Ankara e il possibile rientro della Turchia nel programma dei caccia F-35.
Uno dei temi centrali del vertice riguarda l’aumento delle spese militari. La Nato punta a destinare il 3,5% del Pil alla difesa, affiancato da un ulteriore 1,5% per infrastrutture strategiche, sicurezza informatica e capacità connesse. Per molti Paesi europei ciò comporterà una revisione delle priorità di bilancio, con possibili ripercussioni sulla spesa sociale e sugli investimenti civili, mentre il settore della difesa si prepara a beneficiare di nuove commesse miliardarie.
Sul piano operativo, l’Alleanza accelera anche il rafforzamento delle capacità di sorveglianza aerea attraverso l’acquisto dei velivoli Saab GlobalEye, destinati a migliorare l’individuazione di missili, droni e altre minacce. L’obiettivo è adattare la Nato ai nuovi scenari di guerra, caratterizzati dall’integrazione tra sistemi radar, guerra elettronica, satelliti e difesa aerea.
L’Ucraina resta uno dei principali dossier del vertice. Il presidente Volodymyr Zelensky continua a chiedere maggiori sistemi di difesa aerea, cooperazione industriale e prospettive di integrazione euroatlantica. I nuovi accordi con diversi Paesi alleati confermano il crescente coinvolgimento di Kiev nello sviluppo delle tecnologie militari occidentali, mentre gli aiuti internazionali puntano soprattutto a rafforzarne le capacità di difesa contro gli attacchi missilistici russi.
Nel frattempo Trump mantiene una posizione più sfumata rispetto al conflitto, alternando il sostegno a Kiev all’auspicio di una rapida soluzione negoziale con Mosca, lasciando intendere che l’evoluzione della guerra potrebbe rientrare in un più ampio negoziato strategico.
Tra i temi affrontati emerge anche la questione della Groenlandia, che Trump considera un territorio di interesse strategico per gli Stati Uniti. Le sue dichiarazioni hanno provocato la reazione della Danimarca, ma confermano la crescente importanza dell’Artico nella competizione internazionale per il controllo delle rotte marittime, delle risorse minerarie e delle infrastrutture militari.
Il vertice di Ankara restituisce così l’immagine di una Nato impegnata a rafforzare le proprie capacità militari, ma attraversata da profonde divergenze politiche. Gli Stati Uniti chiedono agli alleati maggiori investimenti e un più stretto allineamento strategico, mentre l’Europa continua a confrontarsi con la difficoltà di trasformare la propria forza economica in una reale autonomia sul piano della sicurezza e della difesa.











