di Raffaele Luongo –
Il North Dome/South Pars, con un’estensione di 9,700 km2, è il più grande giacimento di gas del mondo e accoglie in sé un potenziale da sfruttare di c.a. 50 miliardi di barili di condensato. Situato nel Golfo Persico è una risorsa che si divide fra le acque iraniane e quelle del Qatar ed entrambi questi due paesi hanno ben chiarito le loro rispettive aree di influenza. All’Iran spettano 3,700 km2, mentre ciò che resta del giacimento è di competenza del Qatar.
Al momento chi estrae più gas è proprio quest’ultimo che si avvantaggia di una serie di joint venture intraprese con alcune delle più grandi compagnie occidentali del settore, mentre Teheran ha finora condotto le sue esplorazioni da solo. Con la rimozione delle sanzioni però questo stato di cose è destinato a cambiare e presto l’Iran intensificherà la sua attività estrattiva, nonostante ciò avrà molto da lavorare per raggiungere i livelli del Qatar. Doha collabora, come accennavamo sopra, con alcuni dei più grandi colossi del settore, come ExxonMobil, Shell e la Total. Oggi l’Iran sta provando ad attrarre nel paese nuovi partner dall’occidente mediante la stipula di Accordi per Servizi Tecnici, sull’impronta di quelli usati dall’Iraq negli ultimi 5 anni, che permettono al paese ospite di conservare la proprietà delle riserve.
La grandezza di questo “campo” è talmente importante che rende di primaria importanza il mantenimento della stabilità nella regione, al fine di non ridurre il flusso di esportazioni da esso proveniente. Nonostante la produzione di gas naturale liquido sia messa in discussione dal calo del prezzo di quest’ultimo sui mercati internazionali e dall’aumento della sua produzione negli USA e in Australia, osserviamo che i due paesi continuano a produrne una quantità importante.
Il Qatar è insieme all’Iran, alla Russia e ad altri paesi della regione come Arabia Saudita ed Emirati Arabi Uniti, fra i maggiori produttori di gas naturale liquido al mondo. Alla luce delle vaste scorte che possono vantare i suoi vicini, il paese destina buona parte della sua produzione all’esportazione oltre regione. Doha produce talmente tanto gas che non può che consumarne una piccola parte, pertanto la stragrande quantità di ciò che produce lo spedisce via mare verso l’Europa, ma soprattutto verso l’Asia dove Giappone, Corea de Sud e Cina rappresentano alcuni dei suoi più grandi clienti.
Nonostante questo genere di attività richieda un importante know-how, posseduto solo dai più grandi colossi del settore, il Qatar fa fronte da solo a buona parte del finanziamento di queste attività. Il Liquid Natural Gas (L.N.G.) non è facile da produrre e prima di essere spedito, generalmente via mare, deve essere pulito, refrigerato e infine compresso al fine di ridurne di 600 volte il volume. Il Qatar al momento vanta la capacità di produrne 77 milioni di tonnellate all’anno, più di chiunque altro al mondo. Il Qatar inoltre possiede 67 vascelli adatti al trasporto di G.N. e G.N.L., essi compongono la più grande flotta specializzata nel settore che sposta da sola il 15% della capacità mondiale.
La produzione iraniana ammonta a c.a. 193 miliardi di metri cubi l’anno, con le riserve che ammontano a 34 mila metri cubi. L’Iran ha annunciato l’obbiettivo di portare la produzione a 265 miliardi di metri cubici per anno e intende raggiungere quest’ambizioso obbiettivo estraendo ben metà di ciò che gli serve proprio dal giacimento marittimo South Pars. L’ammontare esatto della produzione di gas naturale di Teheran è poco chiara, il paese può vantare tanti giacimenti sia su terraferma che off-shore ma non ci sono notizie univoche sull’argomento. Contrariamente agli altri giacimenti, per quanto riguarda quello in questione, al quale hanno collaborato prima del sopraggiungere delle sanzioni diversi partner stranieri, abbiamo un’idea più precisa del suo valore. Secondo alcuni osservatori se l’Iran vorrà raggiungere una maggiore e più efficiente produzione nel settore dovrà fare in modo di trovare il know-how di cui ha bisogno proprio all’estero.




