di Paolo Menchi –
Il Perù si prepara ad accogliere Papa Leone XIV. Secondo quanto annunciato dal presidente ad interim José María Balcázar in seguito a un’udienza in Vaticano, il Pontefice potrebbe recarsi nel Paese andino nella prima metà di novembre di quest’anno. Sebbene la Santa Sede non abbia ancora confermato ufficialmente la visita, l’attesa è carica di aspettative in una nazione che vede in questo evento una sorta rasserenamento generale.
Il Perù attraversa da tempo una fase di profonda instabilità politica, segnata dall’avvicendamento di otto presidenti in un solo decennio, scandali di corruzione e una recente tornata elettorale che ha polarizzato drasticamente la popolazione. Con uno scrutinio estremamente combattuto tra la candidata di destra Keiko Fujimori e l’esponente di sinistra Roberto Sánchez, il Paese è sospeso in un clima di tensione.
In questo contesto la figura di Leone XIV è vista da molti come un autorevole interlocutore capace di richiamare alla concordia. “Credo che una delle sue sfide sia chiedere unità, esortandoci a lasciar perdere rivalità, insulti e divisioni”, ha spiegato a CNN il reverendo Ramiro Castillo. Anche César Piscoya, esperto di pastorale sociale, sottolinea come il Papa abbia l’autorità morale per guidare il Paese verso una transizione pacifica e promuovere quei cambiamenti che la cittadinanza richiede a gran voce.
Il legame di Leone XIV con il Perù è storico e profondo. Giunto nel Paese nel 1985 come missionario, Robert Prevost, ha vissuto sulla propria pelle gli anni più bui della nazione, caratterizzati dal terrorismo e dal collasso economico. Negli anni ’90, si è distinto per il suo impegno in difesa dei diritti umani, denunciando gli abusi del regime di Alberto Fujimori e sostenendo attivamente la creazione della Commissione della Verità e Riconciliazione (CVR).
Proprio questo passato di attivismo conferisce oggi al Pontefice una particolare sensibilità verso le ferite ancora aperte del Paese. Un eventuale incontro con Keiko Fujimori, qualora dovesse essere confermata alla presidenza, sarebbe certamente complesso, ma potenzialmente decisivo per spingere verso un reale processo di riparazione per le vittime degli abusi del passato.



