BRASILIA — Non sono incidenti isolati: è una Corte in guerra con se stessa. Giovedì il presidente del Supremo Tribunal Federal, Luiz Edson Fachin, ha annullato la seconda seduta consecutiva di deliberazioni — un passo rarissimo — e ha rinviato tutto a martedì 15 settembre. Quel giorno siederà il plenum: dieci giudici su undici discuteranno se aprire un’indagine sull’undicesimo, Alexandre de Moraes, il magistrato che ha presieduto il processo per il tentato golpe e ha mandato in carcere per 27 anni l’ex presidente Jair Bolsonaro.

Sul tavolo ci sono sospetti di corruzione, parzialità politica e interferenze della polizia su più giudici. Reuters la definisce la più grave crisi della Corte dal ritorno alla democrazia, oltre quarant’anni fa. E arriva a poco più di un mese dalle elezioni generali di ottobre.

Il caso più pesante è quello dei messaggi. Il 1° settembre il giudice André Mendonça — nominato da Bolsonaro, di cui era stato avvocato generale dello Stato, unico pastore evangelico della Corte — ha desecretato atti della polizia federale: una trentina di messaggi inviati da un’utenza del banchiere Daniel Vorcaro a un numero riconducibile a de Moraes, con richieste di consulenza legale. Vorcaro non è un banchiere qualsiasi: presidente del Banco Master, è stato arrestato nel novembre 2025 per frode agli investitori, in uno dei maggiori crac bancari della storia brasiliana — oltre 7 miliardi di dollari di debiti lasciati dal collasso del ramo private, con l’istituto ormai in liquidazione.

De Moraes ha risposto colpo su colpo: ha accusato Mendonça di abuso di autorità a fini politici e ha chiesto un’inchiesta su di lui, perché avrebbe interrogato Vorcaro senza la presenza di polizia né procuratori.

La settimana delle rimozioni

Poi la crisi è precipitata. Martedì 8 settembre Mendonça ha ordinato la rimozione del capo della polizia federale, Andrei Rodrigues, e del capo dell’intelligence, Leandro Almada, accusati di aver prodotto sei rapporti illegali di sorveglianza sui giudici. Mercoledì un altro giudice, Flávio Dino, ha reintegrato Rodrigues. A quel punto Fachin ha sospeso gli effetti delle decisioni contrapposte dei colleghi e ha convocato la sessione straordinaria. Tre giudici, tre ordini incompatibili, in 48 ore.

Intanto giovedì la polizia ha eseguito decine di perquisizioni legate al crac, riferisce Associated Press: tra i destinatari la produttrice Karina Gama e il deputato Mário Frias, produttore esecutivo di «Dark Horse», il film celebrativo su Bolsonaro. A maggio il sito investigativo Intercept Brasil aveva rivelato che il senatore Flávio Bolsonaro chiese fondi proprio a Vorcaro per quella pellicola; il senatore nega ogni illecito, parla di sponsorizzazione privata e definisce le indagini «tentata interferenza politica».

Ed è qui che il disegno si compone. Flávio Bolsonaro, figlio maggiore dell’ex presidente detenuto, è il candidato della destra contro il presidente uscente Lula alle elezioni di ottobre: la partita vera non si gioca nell’aula della Corte ma nelle urne, perché chi piega il tribunale piega l’arbitro del voto. Entrambi gli schieramenti chiedono indagini sui giudici — ciascuno su quelli dell’altro campo. E de Moraes, già bersaglio della destra per le sospensioni delle piattaforme X e Rumble, è il trofeo più ambito.

Martedì 15 il plenum dovrà decidere se processare uno dei suoi. Comunque vada, un tabù è caduto: la Corte che per quarant’anni ha fatto da argine alle crisi brasiliane è diventata essa stessa il campo di battaglia. A trenta giorni dal voto, nessuno può più fare da arbitro.