di Giuseppe Gagliano –

Il Regno Unito ha avviato il più imponente programma di investimenti nella difesa dagli anni Ottanta, con un piano da 298 miliardi di sterline in quattro anni destinato a rafforzare le capacità militari del Paese. L’iniziativa arriva però in una fase di forte instabilità politica, segnata dalle dimissioni del ministro della Difesa John Healey e dal cambio di governo a Downing Street, lasciando al nuovo esecutivo il compito di reperire le risorse necessarie per attuare il programma.

Il piano punta a garantire una maggiore prontezza operativa delle Forze armate, facendo tesoro delle lezioni emerse dal conflitto in Ucraina. L’obiettivo è costruire uno strumento militare più rapido, digitalizzato e integrato, con un impiego crescente di droni, sistemi di sorveglianza, missili a lungo raggio e reti di comando in grado di individuare e colpire obiettivi in tempi ridotti.

Particolare attenzione è riservata all’Esercito britannico, che con circa 74 mila effettivi dovrà compensare la limitata consistenza numerica attraverso tecnologie avanzate e capacità operative ad alta precisione. Resta tuttavia aperto il dibattito sulla sostenibilità di un modello fortemente orientato alla qualità tecnologica rispetto alle esigenze di un eventuale conflitto prolungato.

Anche la Royal Navy sarà oggetto di una profonda riorganizzazione. Il programma prevede il rafforzamento della presenza nel Nord Atlantico e nel Mare del Nord con nuove fregate, sistemi autonomi e droni subacquei, mentre viene ridimensionata la prospettiva di una proiezione navale globale privilegiando la difesa delle aree considerate strategiche per la Nato.

Sul fronte della deterrenza strategica Londra conferma inoltre il proprio impegno nel rinnovamento della componente nucleare, con investimenti destinati ai sottomarini della classe Dreadnought, allo sviluppo di una nuova testata e all’acquisizione di velivoli F-35A in grado di svolgere missioni nucleari nell’ambito dell’Alleanza atlantica.

Il programma potrebbe produrre effetti significativi anche sull’industria britannica della difesa, sostenendo cantieristica navale, aerospazio, elettronica, sicurezza informatica e sviluppo di sistemi senza pilota. Molto dipenderà però dalla capacità del governo di indirizzare gli investimenti verso la filiera nazionale, limitando la dipendenza dalle forniture estere e, in particolare, dall’industria statunitense.

Sul piano finanziario il progetto rappresenta una sfida rilevante. La copertura economica non è ancora completa e il nuovo esecutivo dovrà conciliare l’aumento delle spese militari con le pressioni sui conti pubblici e sulle altre priorità di bilancio.

Dal punto di vista strategico il piano conferma inoltre un progressivo riavvicinamento del Regno Unito al teatro europeo. Dopo la Brexit, Londra concentra sempre più l’attenzione sulla sicurezza del continente, del Baltico e del Nord Atlantico, rafforzando il proprio ruolo all’interno della Nato pur mantenendo una stretta cooperazione con gli Stati Uniti.