di Enrico Oliari –
Il quotidiano svizzero Tages-Anzeiger ha riportato un servizio di Tobias Kaiser secondo cui sarebbero oltre un migliaio i cittadini di diversi paesi che hanno usufruito del programma di “visti speciali” approvato dalla Duma lo scorso anno nell’intento di dare asilo a coloro che si sentono perseguitati nel loro paese a causa del clima russofobico. L’iniziativa era, ed è ancora oggi, rivolta a coloro che “condividono i valori tradizionali e spirituali russi”, e dava la possibilità di ottenere un permesso di soggiorno temporaneo per trasferirsi in Russia senza necessariamente conoscerne la lingua.
Il visto permette di vivere, lavorare, avviare un’attività in proprio ed esplorare il paese per tre anni. Non sono richiesti test di lingua, prove di integrazione, investimenti o qualifiche professionali specifiche.
Alla fine di maggio la portavoce del Ministero degli Interni russo, Irina Volk, ha dichiarato che dall’introduzione del visto erano state presentate oltre 1.156 domande. Sebbene non sia molto per un Paese con una popolazione di 146 milioni di abitanti, è improbabile che il visto preferenziale possa alleviare i problemi dell’economia russa, che nel 2023 affronta una carenza di manodopera di circa cinque milioni di persone. Tuttavia è evidente lo scopo politico dell’iniziativa voluta dallo stesso presidente Vladimir Putin in un momento in cui vengono cancellati in occidente i concerti dei grandi artisti russi e allontanati dalle università i professori russi.
Fino al maggio 2024 sono arrivate dalla Germania 224 domande, dalla Lettonia, paese che ospita una significativa minoranza russa, 126 domande, dagli Stati Uniti 99.
E’ stato osservato che la maggior parte di queste persone non aveva precedenti legami con la Russia. Come ha affermato Yannis Panagiotidis dell’Università di Vienna, ripreso da Tages-Anzeiger, “l’offerta e la pubblicità sembrano essere rivolte non a persone di origine russa, ma piuttosto a occidentali conservatori che non si sentono più a loro agio in occidente”.




