di Enrico Oliari –
Il vertice dei capi di Stato e di governo dei paesi dell’Unione europea ha risposto picche alla richiesta di Francia e di Gran Bretagna di poter fornire liberamente armi ai ribelli siriani attraverso un allentamento dell’embargo in corso.
Solo due giorni fa il ministro degli Esteri francese, Laurent Fabius, aveva fatto sapere di essere intenzionato a portare il tema all’incontro di Bruxelles, anche se non all’ordine del giorno, ed addirittura aveva minacciato di voler proseguire sulla sua strada anche se dal vertice fosse uscita una risposta negativa.
“Gli europei – aveva detto Fabius a radio France Info – decidano ora di revocare l’embargo per garantire ai combattenti della resistenza la possibilità di difendersi” e, in merito all’autonomia decisionale, aveva aggiunto che “La Francia è un Paese sovrano”.
In realtà la vendita di armi agli insorti siriani presenterebbe due ordini di problemi: in primis, la Russia, che a Tartus ha la sua unica militare in un panorama che va da dal Marocco al Kyrghizistan che ospita (ad esclusione dell’Iran) basi militari statunitensi, sta già fornendo armi e mezzi al regime di Bashar al-Assad, per cui si sentirebbe autorizzata ad aumentare il proprio supporto; stesso discorso vale per l’Iran, che del suo impegno a fianco di al-Assad ormai non fa più mistero. In secundis, le armi finirebbero di certo in mano non solo agli insorti siriani, ma anche ai numerosi gruppi che combattono il regime laico di Damasco, fra i quali gli jihadisti e persino cellule di al-Qaeda.
Il rischio è quello di un’escalation di proporzioni imprevedibili che allargherebbe il conflitto all’intera regione.
Il supporto che l’Europa dà agli insorti è innanzitutto di carattere politico, quindi umanitario e di intelligence, basti pensare che al largo delle coste siriane è stanziata da mesi una nave tedesca con tecnologia in grado di rilevare il decollo degli aerei siriani e quindi di avvertire gli insorti.
Le posizioni di Francia e di Gran Bretagna sono quindi risultate minoritarie, per cui ora è da vedere quali iniziative prenderanno i due paesi.












