di Giuseppe Gagliano –
La decisione del presidente statunitense Donald Trump di rimuovere la Siria dalla lista degli Stati sostenitori del terrorismo segna una svolta strategica destinata a modificare gli equilibri del Medio Oriente. L’annuncio, rivolto al presidente siriano Ahmed al-Sharaa a margine del vertice NATO di Ankara, sancisce il progressivo reinserimento di Damasco nella comunità internazionale dopo la caduta di Bashar al-Assad nel dicembre 2024.
La scelta americana riflette un cambio di approccio verso la nuova leadership siriana. Al-Sharaa, già alla guida del Fronte al-Nusra prima della rottura con al-Qaeda, viene oggi considerato un interlocutore indispensabile per favorire la stabilizzazione del Paese e limitarne l’influenza di attori come Iran, Russia e altre potenze regionali. La revoca definitiva dovrà essere esaminata dal Congresso entro quarantacinque giorni, ma l’indirizzo politico dell’amministrazione appare ormai definito.
L’obiettivo principale è rilanciare la ricostruzione della Siria, devastata da oltre un decennio di guerra. Con circa il 90% della popolazione sotto la soglia di povertà e danni stimati in oltre 216 miliardi di dollari, Damasco necessita di ingenti investimenti internazionali. La rimozione dalla lista americana facilita l’ingresso di capitali stranieri, favorisce il ritorno delle banche e riduce i rischi legati alle sanzioni, aprendo nuove opportunità soprattutto ai Paesi del Golfo.
Sul piano della sicurezza, Washington punta a ottenere una maggiore cooperazione nella lotta al terrorismo, nel controllo delle frontiere e nel contenimento delle milizie ostili, mentre la Siria punta a ottenere legittimazione internazionale, risorse finanziarie e pieno accesso ai mercati. Le recenti esplosioni avvenute a Damasco durante la visita del presidente francese Emmanuel Macron hanno tuttavia evidenziato come la stabilità interna resti ancora fragile.
La normalizzazione della Siria assume anche una forte valenza geopolitica. Il controllo di Damasco continua a influenzare gli equilibri tra Mediterraneo orientale, Levante, Iraq, Turchia e Israele. Per gli Stati Uniti, reintegrare la Siria significa impedire che il nuovo assetto regionale venga dominato da Russia, Iran o Ankara, rafforzando al tempo stesso il ruolo delle monarchie del Golfo nella ricostruzione del Paese.
La scommessa resta comunque complessa. Il governo di al-Sharaa dovrà dimostrare di saper trasformare la vittoria militare contro Assad in un processo di stabilizzazione politica, garantendo inclusione, sicurezza e capacità amministrativa. La cancellazione dalla lista del terrorismo non risolve le profonde fratture del Paese, ma segna l’inizio di una nuova fase nella quale la Siria torna a essere un attore centrale nello scenario mediorientale.












