di Giuseppe Gagliano –
La Cina accelera la propria espansione economica in Sudan, investendo nella ricostruzione dei porti sul Mar Rosso e nello sviluppo delle risorse minerarie mentre il Paese è ancora devastato dalla guerra civile. Gli accordi siglati con le autorità di Khartoum rafforzano la presenza di Pechino in uno dei principali corridoi marittimi tra Oceano Indiano, Canale di Suez e Mediterraneo.
L’intesa tra l’Ente portuale sudanese e la China Harbour Engineering Company prevede l’ammodernamento delle infrastrutture esistenti, la costruzione di nuovi terminal e il potenziamento delle capacità logistiche. Per Pechino si tratta di un investimento strategico che consolida la propria rete commerciale lungo il Mar Rosso e rafforza il collegamento tra Africa orientale, Medio Oriente ed Europa.
Parallelamente, la Cina ha cancellato circa 50 milioni di dollari di prestiti senza interessi e ha annunciato nuovi investimenti nei settori energetico, agricolo e idrico. Il sostegno economico contribuisce a rafforzare il governo guidato dal generale Abdel Fattah al Burhan, offrendo infrastrutture e riconoscimento internazionale senza imporre condizioni politiche.
Particolare rilievo assume il progetto di sfruttamento del giacimento di rame di Al Qutb, nello Stato del Mar Rosso. L’accordo, del valore stimato di circa 300 milioni di dollari, garantirebbe al Sudan una quota dei profitti e consentirebbe alla Cina di diversificare le proprie fonti di approvvigionamento di una materia prima fondamentale per l’industria elettrica, elettronica e della mobilità.
Diversamente dall’oro, principale fonte di finanziamento delle fazioni in guerra, il rame richiede investimenti industriali, infrastrutture e reti logistiche stabili, rendendo inevitabile un maggiore coinvolgimento dello Stato e degli investitori stranieri nello sviluppo del settore estrattivo.
L’espansione cinese interessa soprattutto i porti del Mar Rosso, infrastrutture essenziali non solo per il commercio ma anche per la logistica strategica. Pur non emergendo indicazioni sulla realizzazione di una base militare, il rafforzamento della presenza economica di Pechino amplia la sua capacità di proiezione in un’area già strategica, dove la Cina dispone della base navale di Gibuti.
La politica cinese di non interferenza negli affari interni si traduce, nei fatti, in un sostegno al governo controllato dall’esercito, ritenuto l’interlocutore più affidabile per garantire la continuità degli investimenti e la sicurezza delle infrastrutture. L’obiettivo di Pechino resta quello di assicurarsi accesso alle risorse naturali e consolidare la propria influenza lungo una delle principali rotte commerciali mondiali.
Per il Sudan gli investimenti cinesi rappresentano una delle poche opportunità concrete di ricostruzione economica. Tuttavia, la necessità di attrarre capitali in una fase di estrema debolezza istituzionale rischia di spingere Khartoum ad accettare concessioni particolarmente favorevoli agli investitori stranieri, aumentando nel lungo periodo la dipendenza economica del Paese da Pechino.



