Usa. Verso un’unica macchina militare con Israele: il Congresso punta all’integrazione strategica

di Giuseppe Gagliano –

Una proposta contenuta nella bozza della legge statunitense di autorizzazione della difesa per il 2027 potrebbe segnare una svolta nei rapporti tra Stati Uniti e Israele, trasformando un’alleanza storica in una vera integrazione tecnologica, industriale e militare.
La cosiddetta Sezione 224 prevede la creazione di un’Iniziativa di cooperazione tecnologica per la difesa tra Washington e Tel Aviv, con un responsabile incaricato di coordinare ricerca, sviluppo, sperimentazione, integrazione tecnologica e cooperazione industriale nel settore della difesa. L’obiettivo non sarebbe più soltanto fornire aiuti militari o sistemi d’arma, ma costruire congiuntamente il futuro dell’apparato militare industriale dei due Paesi.
Secondo Responsible Statecraft, Israele ha ricevuto oltre 200 miliardi di dollari di assistenza militare dagli Stati Uniti dal 1948. La nuova iniziativa rappresenterebbe però un salto di qualità: dalla semplice assistenza alla coproduzione di tecnologie e sistemi strategici, con una crescente interdipendenza tra le due strutture militari.
L’integrazione riguarderebbe settori chiave della guerra moderna come difesa antimissile, sistemi senza pilota, guerra elettronica, cybersicurezza, intelligenza artificiale e comunicazioni avanzate. Israele apporterebbe la propria esperienza operativa e tecnologica, mentre gli Stati Uniti garantirebbero capacità industriali, finanziarie e produttive su scala globale.
Dal punto di vista militare, Israele otterrebbe un accesso ancora più stabile alle tecnologie emergenti e alle filiere produttive americane. Washington, invece, potrebbe beneficiare dell’esperienza maturata da Israele nei teatri di crisi del Medio Oriente, trasformati sempre più in laboratori operativi per lo sviluppo di nuove capacità militari.
La proposta avrebbe anche importanti ricadute economiche. La cooperazione potrebbe favorire imprese comuni, accordi di licenza e nuove coproduzioni, rafforzando ulteriormente il legame tra l’industria della difesa statunitense e quella israeliana. Un’evoluzione che rischia di ridurre ulteriormente gli spazi per i concorrenti europei nel mercato della difesa.
Sul piano geopolitico, la misura viene interpretata come il tentativo di rendere strutturale e difficilmente reversibile il rapporto tra Washington e Tel Aviv, proprio mentre negli Stati Uniti cresce il dibattito sul sostegno a Israele dopo la guerra di Gaza. Non a caso, la proposta ha già incontrato opposizioni trasversali, con il democratico Ro Khanna e il repubblicano Thomas Massie intenzionati a chiederne la rimozione dal testo finale.
Gli analisti evidenziano inoltre il rischio che una maggiore integrazione renda sempre più difficile separare gli interessi strategici dei due Paesi. In tale scenario, eventuali tensioni con Iran, Hezbollah, Hamas o altri attori regionali potrebbero coinvolgere più direttamente gli Stati Uniti, aumentando il rischio di escalation e le ripercussioni sui mercati energetici e sulla sicurezza delle principali rotte commerciali.
La Sezione 224 dovrà ancora affrontare l’iter parlamentare, ma il messaggio politico appare già chiaro: una parte del Congresso americano punta a trasformare Israele da alleato privilegiato a partner strutturale della macchina militare statunitense. Un progetto che potrebbe rafforzare la deterrenza comune, ma che rischia anche di legare ancora più strettamente Washington alle dinamiche e alle crisi del Medio Oriente.