Verdelli: “Negli Stati Uniti è in atto un cesarismo democratico. Si sta affermando un nuovo fascismo che non ha ancora raggiunto il suo apice”

“Gli Stati Uniti hanno smesso da un bel po’ di essere il Paese che conoscevamo”. Lo ha detto Carlo Verdelli, ex direttore di La Repubblica, nella trasmissione Urto condotta da Giulio Cavalli su Radio Cusano Campus, commentando la svolta impressa dalla presidenza Trump al corso della democrazia americana e occidentale. “Siamo di fronte a un caso di cesarismo democratico: leader come Trump vengono eletti in elezioni normali e democratiche, ma una volta eletti si sentono non più in dovere di governare ma di comandare in nome di quelli che hanno votato e che pensano che la pensino come te”, ha spiegato Verdelli, sottolineando come Trump abbia “spostato il confine del cesarismo democratico un po’ più in là, fatto di una gravità straordinaria non soltanto per gli Stati Uniti ma per il mondo occidentale che si riconosce in una certa idea di democrazia”.
Sull’omicidio di Alex Pretti, Verdelli ha aggiunto: “L’ICE ha intensificato le sue operazioni in maniera impunita, non trovando difese, barriere, indignazione né nazionale né internazionale. Sembrano il Ku Klux Klan, soltanto che i Ku Klux Klan erano vestiti di bianco, questi sono vestiti di nero, camuffati, col passamontagna, ma cambia poco. Tutto questo è allarmante e la risposta finora è stata molto fredda”.
Analizzando i rapporti tra Italia e Stati Uniti, Verdelli ha osservato: “Il Governo italiano è uno di quei governi che sono più vicini proprio per formazione, anche per scelta, per inclinazione, al tipo di politica che Trump sta mettendo in atto in maniera molto sbrigativa”, definendo l’ipotesi del Nobel per la pace “insostenibile agli occhi del buon senso. Il fatto che il presidente degli Stati Uniti dica ‘se non mi date il Nobel della pace smetto di cercare la pace e faccio una guerra’ purtroppo lo fa somigliare a quei bambini un po’ bulli che dicono ‘allora porto via il pallone’”.
“Oggi per difendere la libertà di pensiero e di manifestazione bisogna combattere, non va più data per scontata”, criticando l’alibi del voto popolare: “Le democrazie non prevedono questo, oltre al fatto che i cittadini in Italia che hanno votato sono più o meno la metà, perché c’è un’astensione ormai vicina al 50%”.
Sul futuro politico dell’Occidente, Verdelli ha concluso: “Non sono ottimista, non vedo nessunissimo segnale, nessuna presa di coscienza che stiamo attraversando un confine, che è quello del minimo comune di democrazia accettabile, in maniera irresponsabile. Questo nuovo fascismo si va affermando e non ha ancora minimamente raggiunto il suo punto culmine. Ci aspettano anni durissimi verso i quali mostriamo noi occidentali un’indifferenza colpevole”.