NABATIEH — Il servizio geologico degli Stati Uniti, che sorveglia i terremoti del pianeta, giovedì sera ha registrato una scossa di magnitudo 4.1 nel sud del Libano. Solo che non era un terremoto. Era una demolizione: l’esercito israeliano aveva appena fatto saltare, con una quantità di esplosivo capace di muovere i sismografi, il complesso sotterraneo di Hezbollah sul crinale di Ali al-Taher, nell’area di Nabatieh, a circa 15 chilometri dal confine israeliano. E tutto questo in un Paese che, sulla carta, è in cessate il fuoco dallo scorso giugno.

Il tunnel distrutto, riferisce Al Jazeera, si estendeva per oltre 2 chilometri e conteneva «decine di razzi, missili e droni», oltre a missili anticarro, mine e ordigni. All’interno, secondo l’esercito israeliano, si trovava il complesso di comando centrale dell’unità Badr di Hezbollah: sale operative, depositi d’armi e alloggi progettati per restare sottoterra a lungo. Il primo ministro Benjamin Netanyahu e il ministro della Difesa Israel Katz hanno parlato, in una dichiarazione congiunta, di «infrastruttura terroristica strategica costruita in due decenni, con finanziamento e progettazione iraniani»: la distruzione, hanno detto, «completa il conseguimento del controllo operativo sul crinale di Ali al-Taher — sopra e sotto terra».

La notte ha restituito le immagini della potenza dell’operazione. I giornalisti dell’Agence France-Presse sul posto hanno udito diverse esplosioni in successione; in un video diffuso dallo stesso Katz una enorme palla di fuoco si alza nel cielo buio sopra il crinale. La NNA, l’agenzia di Stato libanese, ha riferito che i tremori sono stati avvertiti a Nabatieh e nei villaggi circostanti, dove la deflagrazione ha svegliato le comunità della zona.

La tregua di giugno

Perché tanta furia demolitrice in tempo di tregua? Perché il cessate il fuoco del giugno 2026 — mediato dagli Stati Uniti tra Libano e Israele, senza negoziare con Hezbollah — non ha mai davvero fermato le armi. L’intesa quadro prevede un ritiro graduale israeliano e il disarmo di Hezbollah affidato all’esercito libanese: un processo bloccato da mesi, con il movimento sciita che rifiuta di consegnare gli arsenali e Israele che non arretra finché il disarmo non avviene. Intanto raid e operazioni di terra sono proseguiti, dopo la presa israeliana del vicino castello di Beaufort — la fortezza crociata che domina la valle del Litani — e di parte delle alture. Dal 2023 Israele occupa vari punti strategici del sud, ribattezzati «zona cuscinetto».

L’operazione di giovedì era annunciata. Venerdì scorso Katz aveva dichiarato la cacciata dei miliziani dai tunnel del crinale; già a luglio fonti di sicurezza libanesi avevano descritto a Reuters un centro di comando sotterraneo e depositi d’armi nel sito. Il mese scorso l’Iran avrebbe avvertito gli Stati Uniti che risponderebbe con forza se gli attacchi sul crinale fossero proseguiti. Israele ha proseguito lo stesso — e il messaggio, più che a Beirut, sembra destinato proprio a Teheran, indicata come finanziatrice e progettista del complesso.

Nella nota congiunta, Netanyahu e Katz hanno aggiunto che le forze israeliane resteranno sul posto per impedire a Hezbollah di ricostituirsi. È la frase che pesa di più: la presenza «temporanea» nel sud del Libano si consolida, il ritiro previsto dall’intesa si allontana, e il cessate il fuoco resta un documento che nessuna delle due parti ha fretta di onorare. Hezbollah, per ora, tace.