PRESIDIO — Una ferita sulla zampa posteriore. È lì che i veterinari hanno trovato le larve, su un cavallo da lavoro di un ranch della contea di Presidio, nel Texas sud-occidentale, la terra aspra del Big Bend a ridosso del confine messicano. Larve di Cochliomyia hominivorax, il New World screwworm: una mosca le cui larve non si nutrono di carogne, come quasi tutte le loro simili, ma di tessuto vivo, scavando nelle ferite degli animali fino a ucciderli.

È il primo cavallo infettato negli Stati Uniti dall’inizio dell’incursione del parassita, confermato mercoledì 9 settembre dai dati pubblicati dal dipartimento dell’Agricoltura americano e ripresi da Reuters. La risposta è arrivata nel giro di poche ore: la Texas Animal Health Commission — l’autorità veterinaria dello Stato — ha emesso un’ordinanza che vieta di spostare qualsiasi animale a sangue caldo fuori da una «zona infestata» designata nelle contee di Presidio e Jeff Davis.

Il caso equino svela quanto il fronte si sia allargato. Lo screwworm era stato eradicato dagli Stati Uniti negli anni Sessanta con la tecnica dell’insetto sterile e respinto, decennio dopo decennio, fino a Panama; l’ultima grande epidemia aveva ucciso migliaia di animali. Poi, il 3 giugno di quest’anno, il parassita è ricomparso nell’ombelico di un vitello nella contea di Zavala, sempre in Texas. Da allora i casi confermati a livello nazionale sono saliti a 49 — tutti in Texas tranne uno — e finora avevano riguardato soprattutto i bovini. Ora tocca ai cavalli.

La partita vera, intanto, si gioca sul confine: finché il parassita circola in Messico, ogni ferita aperta di un animale texano è una porta d’ingresso. Per questo restano chiuse le importazioni di bestiame messicano e, dal 2026, anche le esportazioni americane verso il Messico.

Un miliardo di mosche sterili

La controffensiva ricalca quella di sessant’anni fa. Perché rilasciare mosche nel mezzo di un’infestazione? Perché sono sterili: accoppiandosi con quelle selvatiche interrompono il ciclo riproduttivo del parassita, senza pesticidi. Da febbraio ne sono state liberate in Texas oltre un miliardo, e l’obiettivo è arrivare a una produzione di 500 milioni a settimana entro la prossima estate. La segretaria all’Agricoltura Brooke Rollins ha rivendicato progressi nel contenimento, avvertendo però che la minaccia non è superata e indicando Arizona e New Mexico come le aree che più preoccupano Washington.

Qualcosa, in effetti, si muove nella direzione giusta. La risalita del parassita verso nord risulta rallentata, e il Texas ha cominciato a revocare le restrizioni di movimento in zone prima classificate come infestate: parti delle contee di Gillespie, Kerr, Kimble, La Salle e Webb. A San Antonio, intanto, il centro di ricerca Texas Biomed ospiterà — insieme alla società Flyttr — nuovi studi contro il parassita.

Ma il caso di Presidio dice che la guerra si combatte ferita per ferita. Le autorità equestri americane hanno diramato istruzioni che suonano come un bollettino di trincea: ispezionare gli animali ogni giorno, controllare le piccole ferite e i siti chirurgici, l’ombelico dei puledri, e poi labbra, narici, occhi, genitali. E chiamare subito il veterinario alla prima larva. Basta una scalfittura.