CORON — «Dove sono gli altri?». È la domanda che da mercoledì sera tiene col fiato sospeso le Filippine. Sul manifesto di bordo del MV June Aster, il traghetto andato a fuoco al largo di Coron, nella provincia occidentale di Palawan, figurano 134 persone: 117 passeggeri e 17 membri dell’equipaggio. La guardia costiera, riferisce Reuters, ne ha tratte in salvo 42 e ha recuperato 5 corpi. Il conto è presto fatto: all’appello mancano ancora decine di persone.

L’incendio è divampato a 1,2 miglia nautiche — poco più di due chilometri — a nord-est del barangay Marcilla, la frazione costiera di Coron, nelle acque del Mar di Sulu. La nave, un ro-ro di 59 metri della compagnia Atienza Interisland Shipping Line, era partita dal porto di Baseco, a Manila, e stava per arrivare a destinazione. L’ultimo bilancio ufficiale, diffuso alle 23:10 locali (le 17:10 in Italia) dalla portavoce della guardia costiera, il commodoro Noemie Cayabyab, definisce le 5 vittime «inizialmente riportate»: una formula che lascia aperta ogni cifra.

Perché le fiamme hanno divorato la nave così in fretta? Il video diffuso dalla stessa guardia costiera mostra lo scafo interamente avvolto dal fuoco, un falò galleggiante nel buio del mare. Secondo i soccorritori l’incendio si è esteso a tutta la nave in meno di un’ora. Molti passeggeri si sono gettati in acqua; a ripescarli, prima ancora delle motovedette, sono arrivati i pescatori della zona. Tra i sopravvissuti si contano 36 feriti.

E che cosa ha innescato il rogo? Su questo la guardia costiera non si sbilancia: la causa è al vaglio degli investigatori. Ma i traghetti ro-ro — quelli che imbarcano veicoli su rampe, con garage aperti che in caso d’incendio fanno da camino — sono da decenni il punto debole della navigazione filippina.

Le ricerche nella notte

La macchina dei soccorsi ha mobilitato tutto quel che c’era: le sottostazioni costiere di Turda e Tara, i vigili del fuoco di Coron, le navi mercantili ormeggiate in porto, i reparti speciali della guardia costiera e la pattugliatrice BRP Suluan, salpata da El Nido, più a sud lungo la costa di Palawan. Le ricerche, ha detto Cayabyab, proseguono in modo sistematico «nelle acque circostanti Coron». Le salme sono state portate al campo coperto del barangay Turda e consegnate alla protezione civile municipale.

Resta l’ultima domanda, la più amara: perché succede ancora? A gennaio un traghetto passeggeri e merci con oltre 350 persone a bordo è affondato nella provincia di Basilan, all’estremo sud del Paese: almeno 58 morti. Le Filippine sono un arcipelago di oltre 7.000 isole e per milioni di abitanti il traghetto non è una scelta: è l’unica strada. Su quella strada si continua a morire.

Intanto Coron — meta turistica celebre per le immersioni sui relitti giapponesi della Seconda guerra mondiale — si è svegliata con un relitto nuovo davanti a casa. Con la luce del giorno le motovedette hanno ripreso a battere il tratto di mare tra Marcilla e il porto: sarà il numero dei dispersi ritrovati, vivi o morti, a dire la vera dimensione di questa tragedia.