BRUXELLES — La procura federale belga ha reso noto l’arresto di un ex dirigente di una società di semiconduttori, un uomo con doppia nazionalità belga e cinese, accusato di aver trasmesso segreti industriali alla Cina. Il fermo, riferisce Le Monde, risale a maggio: solo ora la procura — che in Belgio ha competenza esclusiva su spionaggio, ingerenze straniere e sicurezza dello Stato — ha deciso di parlarne.
Al centro dell’inchiesta c’è un meccanismo che gli investigatori chiamano «società specchio»: imprese gemelle, costituite apposta per replicare fuori dall’Europa tecnologie nate nei laboratori europei. Non il furto di un singolo documento, dunque, ma la clonazione di un intero pezzo di industria. E il terreno scelto è il più sensibile di tutti, quello dei semiconduttori, dove la competizione tecnologica tra Unione europea e Cina si gioca ormai senza rete.
Perché annunciare soltanto adesso un arresto di quattro mesi fa? È la prassi del controspionaggio: finché le perquisizioni e le verifiche sono in corso, ogni parola pubblica rischia di bruciare le piste e di avvertire eventuali complici. Quando la procura esce allo scoperto, di norma, è perché il grosso del lavoro è fatto.
Ma la mossa ha anche un secondo destinatario. Il messaggio, più che all’indagato, è rivolto all’industria europea del chip: chi ha lavorato in posizioni apicali e ha avuto accesso ai segreti di fabbricazione è oggi il bersaglio più prezioso — e la porta d’ingresso più semplice — per chi vuole accorciare anni di ricerca altrui.
Il polo fiammingo dei chip
Il Belgio, in questa partita, non è una provincia qualunque. A Lovanio, mezz’ora da Bruxelles, ha sede l’imec, uno dei maggiori centri di ricerca al mondo sulla microelettronica, attorno al quale è cresciuto nelle Fiandre un ecosistema di aziende e laboratori che lavorano sulle tecnologie di fabbricazione più avanzate. Un concentrato di sapere che attira ricercatori da tutto il pianeta — e, inevitabilmente, anche gli appetiti di chi quel sapere vorrebbe duplicarlo.
Non è nemmeno la prima volta che il Paese si scopre esposto. Bruxelles, che ospita la Commissione europea, il Consiglio e il quartier generale della Nato, è da decenni una capitale dello spionaggio: i servizi di sicurezza belgi ripetono da anni che poche città al mondo concentrano altrettanti agenti stranieri per chilometro quadrato, e le attività informative cinesi figurano stabilmente in cima ai loro allarmi. La novità è lo spostamento del baricentro: dai palazzi delle istituzioni ai capannoni e alle camere bianche dell’industria.
La storia, del resto, conosce bene questi travasi di segreti — solo che per secoli la corrente andava in senso opposto. Ai primi del Settecento fu un gesuita francese, François Xavier d’Entrecolles, a carpire nelle fornaci cinesi di Jingdezhen la formula della porcellana, custodita da mille anni, e a spedirla in Europa in due lunghe lettere. Allora era l’Europa a copiare la Cina. Tre secoli dopo, in un ufficio delle Fiandre, lo specchio si è rovesciato.


