DUBAI — Cinque petroliere affondate, dieci navi colpite in risposta. In ventiquattro ore. L’Iran ha annunciato mercoledì di avere attaccato dieci imbarcazioni vicino allo Stretto di Hormuz dopo che gli Stati Uniti hanno mandato a fondo cinque petroliere iraniane: è la più vasta ondata dichiarata di colpi reciproci contro il traffico marittimo dall’inizio della guerra, ora al sesto mese, riferisce Reuters.

Il mercato ha reagito subito. Nel pomeriggio il Brent ha superato i 101 dollari al barile, massimo da quindici settimane e prima volta sopra quota 100 da luglio. Negli Stati Uniti il diesel al dettaglio ha toccato il record di 5,94 dollari al gallone, la benzina viaggia in media a 4,14 — quasi un dollaro più di un anno fa. E i missili balistici iraniani hanno colpito anche una base in Giordania usata dalle forze americane.

La sequenza l’ha ricostruita il comando Usa per il Medio Oriente in un comunicato di martedì sera: i Pasdaran, il corpo militare che risponde alla Guida suprema, avrebbero tentato due volte in due giorni di centrare una nave da guerra americana, che ha schivato gli attacchi senza danni. La rappresaglia ha distrutto quattro petroliere nel Golfo dell’Oman — Kaviz, Charminar, Horizon 1 e Riesco — e la Derya presso l’isola di Kharg, il terminale da cui prima della guerra passava il 90% dell’export petrolifero iraniano. Gli equipaggi, precisa il comando, erano stati fatti evacuare prima dei colpi. La linea l’aveva fissata sabato il segretario alla Difesa Pete Hegseth: «È semplice: se l’Iran spara alle navi americane, noi distruggeremo e affonderemo le loro petroliere. Devono solo smettere di sparare alla nostra Marina».

Teheran ha risposto con la sua contabilità. La televisione di Stato Irib ha confermato i colpi a Kharg e al porto meridionale di Jask; i Pasdaran rivendicano missili sulla base di Al Azraq in Giordania, danni a due cacciatorpediniere americani e, in tutto, colpi su «due navi americane e otto petroliere». Washington non ha commentato. Amman sì: le Forze armate giordane dicono di avere intercettato 18 dei 20 missili balistici in arrivo; due sono caduti in aree disabitate, senza vittime.

La zona interdetta

Ma l’Iran prepara il passo successivo. Mohsen Rezaei, alto responsabile della sicurezza di Teheran, ha annunciato una zona vietata alla navigazione anche fuori dallo Stretto: «Qualsiasi nave che vi entrerà finirà nella lista delle sanzioni». Secondo l’agenzia semiufficiale Tasnim, le navi colpite mercoledì attraversavano un’area già dichiarata «proibita e insicura»; prima dei raid i Pasdaran avevano intimato agli equipaggi delle petroliere al largo di Bahrein e Kuwait di evacuare. La partita, ormai, si gioca sul prezzo: ogni nave affondata è un messaggio ai mercati prima ancora che al nemico.

Perché allora il petrolio non è esploso prima? Perché milioni di barili al giorno viaggiano su una «flotta ombra» di navi che spengono i trasponder, e finora — osserva Bloomberg — hanno tenuto a bada i prezzi. Ma lo Stretto, da cui prima della guerra transitava circa il 20% del greggio mondiale, è chiuso da Teheran, mentre Washington applica un blocco navale ai porti iraniani.

Goldman Sachs ha appena alzato le stime: Brent a 85 dollari a fine 2026, ma oltre i 120 nel 2027 se la produzione del Golfo resterà di 4 milioni di barili al giorno sotto i livelli prebellici — e l’intensificarsi degli attacchi navali è indicato come lo sbocco più probabile. Intanto, a Teheran, il governo chiede ai cittadini di ridurre i consumi di carburante.