LONDRA — «Qualcuno lo verrà mai a sapere? Io lo racconterò a qualcuno? Ovviamente no: la realtà è che possiamo facilmente farla franca». A parlare, davanti a una telecamera nascosta, era James Orr, capo delle politiche di Reform UK e professore di teologia all’Università di Cambridge. Credeva di rassicurare due generosi donatori americani. Erano giornalisti sotto copertura di Channel 4 News, il servizio pubblico britannico che giovedì 3 settembre ha mandato in onda l’inchiesta.

Sei giorni dopo, quelle parole sono diventate un fascicolo penale. La Metropolitan Police — la Scotland Yard dei romanzi, che a Londra si occupa anche dei reati politicamente sensibili — ha annunciato oggi che le segnalazioni piovute dopo la trasmissione configurano «potenziali reati che richiedono un’indagine» e confluiranno nel fascicolo già aperto dal suo Special Enquiry Team sulle donazioni allo stesso partito. Il comunicato non nomina Reform UK. Non ce n’è bisogno.

Le ipotesi di reato riguardano la legge del 2000 su partiti, elezioni e referendum, il testo che regola i finanziamenti alla politica britannica. Gli investigatori hanno chiesto formalmente a Channel 4 le riprese integrali e lavorano a stretto contatto con la Commissione elettorale — l’authority che vigila sui fondi ai partiti — e con la procura della Corona. Reform UK, tramite un portavoce, «nega qualsiasi illecito e collaborerà pienamente con l’indagine».

Il meccanismo raccontato dal servizio è semplice e, per questo, insidioso. Orr e Dan Jukes, stretto collaboratore di Nigel Farage, fecero pagare a una società statunitense — creata ad arte dai giornalisti — tre sondaggi commissionati dal partito, per 32.500 sterline in tutto. I risultati finirono in prima pagina sul Telegraph e sul Times, che ignoravano chi li avesse ordinati e chi li avesse pagati. Due di quei sondaggi alimentarono la spinta di Reform UK verso le amministrative di maggio. «Non compaiono in nessun registro pubblico», si vantava Jukes con i finti donatori: «questi piccoli progetti clandestini sono così preziosi».

Ostriche a Clacton

A fine luglio la telecamera nascosta arriva fino a Farage. Il leader riceve i due americani nel suo collegio di Clacton, sulla costa dell’Essex, tra ostriche e vino bianco. Dei sondaggi dice: «Ha funzionato. Boom». Quando gli spiegano che la prossima donazione — mezzo milione di sterline del padre, residente negli Stati Uniti — verrebbe dichiarata a nome del figlio che vive nel Regno Unito, uno schermo vietato dalla legge, Farage ringrazia entrambi e assicura che è «tutto in regola». Quel mezzo milione non è mai stato versato. Ma la scena è agli atti.

La legge britannica è netta: una società americana e un cittadino residente all’estero non sono donatori ammissibili, e i pagamenti in natura — sondaggi compresi — contano come donazioni, da dichiarare o restituire entro trenta giorni. Nei registri ufficiali, di quei tre versamenti non c’è traccia. Orr, del resto, definiva la Commissione elettorale «del tutto inutile» e scherzava sul vecchio metodo alla John le Carré: stampare tutto e lasciarlo in una busta marrone. La settimana scorsa lui e Jukes si sono dimessi.

La posta, però, non è tecnica. Reform UK guida i sondaggi nazionali e Farage si vede già a Downing Street: Jukes prometteva ai donatori «una birra con quello che sarà di fatto il suo capo di gabinetto al numero 10». L’ultima parola, per ora, è di Bob Posner, avvocato ed ex amministratore delegato della Commissione elettorale, che ha esaminato i filmati: aggirare le regole così, dice, configura «gravi reati penali». E Farage «sembra consapevole di ciò che accadeva»: ha davanti «domande piuttosto difficili a cui rispondere».