La Russia starebbe realizzando a Bijsk, nella regione dell’Altaj, un nuovo polo industriale destinato alla produzione e allo stoccaggio di componenti per propellenti, ampliando e diversificando geograficamente le capacità del Perm Powder Plant. A rivelarlo è un’inchiesta di UNITED24 Media basata su documenti interni russi, la cui documentazione complessiva non risulta tuttavia verificata in modo indipendente.

Secondo i documenti citati, nel luglio 2025 il Perm Powder Plant avrebbe ottenuto il diritto di utilizzare venti appezzamenti per complessivi 140,7 ettari. Il complesso industriale dovrebbe occupare circa 51 ettari e comprendere sessanta edifici, dei quali 38 principali, per quasi 49mila metri quadrati di superficie coperta.

Il contratto di costruzione avrebbe un valore di 50,87 miliardi di rubli, mentre Promsvyazbank, istituto statale fortemente legato al settore della difesa, avrebbe concesso un finanziamento da 32,85 miliardi. I due importi non possono tuttavia essere automaticamente sommati, poiché il prestito potrebbe rappresentare una delle fonti utilizzate per finanziare il progetto.

La documentazione farebbe riferimento alla produzione di componenti basati su propellenti solidi e all’impiego di perclorato d’ammonio, ossidante utilizzato nei propellenti compositi per razzi. Alcuni codici industriali sarebbero inoltre associati, secondo l’interpretazione di UNITED24, ad accenditori e cariche propulsive.

Il Perm Powder Plant produce già componenti utilizzati in diversi sistemi d’arma russi, tra cui Pantsir, Buk, Grad e Smerch. Il nuovo complesso potrebbe quindi aumentare la capacità di produzione di propellenti e dispositivi di accensione destinati a missili, razzi e altre munizioni, anche se i documenti disponibili non consentono di stabilire con certezza quali sistemi saranno prodotti o riforniti dal sito.

Il ruolo degli impianti dell’area nella produzione militare russa è stato documentato anche da Reuters, che in una precedente inchiesta aveva ricostruito forniture di materiali chimici destinati agli stabilimenti di Perm, Kazan e Bijsk utilizzati nella produzione di esplosivi e propellenti.

La posizione del nuovo complesso assume particolare rilevanza. Bijsk si trova nell’Altaj, a circa 3mila chilometri dall’Ucraina, molto più lontano dal fronte rispetto a Perm. La scelta potrebbe contribuire a ridurre la vulnerabilità dell’industria militare agli attacchi ucraini in profondità, ma risponde anche alla presenza nell’area di un distretto chimico e missilistico già sviluppato, dotato di infrastrutture, personale specializzato e collegamenti ferroviari.

Nei progetti sarebbero previste anche protezioni contro i droni, sistemi di controllo degli accessi e misure di difesa del perimetro. Questi elementi indicano la crescente attenzione russa alla protezione delle infrastrutture industriali strategiche, ma non dimostrano l’ipotesi secondo cui il nuovo stabilimento sarebbe stato progettato specificamente in vista di un futuro conflitto con la NATO.

I documenti descritti nell’inchiesta non conterrebbero infatti riferimenti espliciti a una guerra programmata contro l’Alleanza Atlantica. La realizzazione dell’impianto indica piuttosto la volontà di Mosca di aumentare la produzione, creare capacità industriali ridondanti e distribuire geograficamente le infrastrutture più sensibili.

L’investimento nell’Altaj suggerisce quindi una trasformazione strutturale dell’apparato industriale militare russo orientata al lungo periodo. La costruzione di decine di edifici, nuove capacità per i propellenti e infrastrutture protette mostra che Mosca considera il rafforzamento della produzione bellica una componente destinata a durare oltre le esigenze immediate del conflitto in Ucraina.