STOCCOLMA — Nel 2018 Ulf Kristersson, allora leader dell’opposizione, prese per mano Hedi Fried, sopravvissuta all’Olocausto e coscienza morale della Svezia, e le fece una promessa: i suoi Moderati non avrebbero mai collaborato con i Democratici Svedesi, il partito della destra radicale nato negli anni Ottanta da ambienti neonazisti. Fu un impegno pubblico, solenne, ripreso da tutti i giornali del Paese.
Otto anni dopo, quella promessa è carta straccia. Domenica 13 settembre circa 8 milioni di svedesi eleggono i 349 deputati del Riksdag, il parlamento monocamerale che designa il primo ministro: se il blocco di destra vince, riferisce Reuters, i Democratici Svedesi di Jimmie Åkesson entreranno per la prima volta nel governo. È anche il primo voto politico da quando la Svezia, il 7 marzo 2024, è entrata nella Nato.
Il secondo quadro della parabola porta la data del primo aprile scorso. Quel giorno Kristersson, premier uscente, 62 anni, padre di tre figli, ha annunciato l’obiettivo senza più giri di parole: «Dopo le elezioni formeremo un governo di maggioranza a quattro partiti». A marzo era caduto l’ultimo ostacolo interno: i Liberali avevano ritirato il loro storico rifiuto a sedere nello stesso esecutivo con il partito di Åkesson.
Tra i due quadri sta la normalizzazione compiuta. Dal 2022 i Democratici Svedesi — secondo partito del Paese con il 20,5% — sostengono dall’esterno il governo di minoranza di Moderati, Cristiano-democratici e Liberali, dettandone in gran parte l’agenda con il cosiddetto Accordo di Tidö. Il bilancio è quello che Kristersson rivendica: abolita la residenza permanente per i richiedenti asilo, espulsioni in aumento, pene più severe e più poteri alla polizia. Le richieste di asilo sono al minimo da quarant’anni, i morti per arma da fuoco — la piaga delle guerre tra gang — sono calati del 75%. «C’erano cose fondamentali che semplicemente non funzionavano in Svezia», ha detto il premier in agosto, al lancio del manifesto elettorale.
Blocchi in equilibrio
I sondaggi danno destra e sinistra testa a testa, e i Democratici Svedesi potrebbero perfino superare i Moderati. Gli analisti prevedono che, in caso di vittoria, Kristersson resterebbe premier: ma con quale autorità? «Parla di essere l’adulto nella stanza e, in linea di massima, è riuscito a esserlo», riconosce Jenny Madestam, politologa dell’Università di Södertörn. Il punto è che l’adulto, stavolta, dovrebbe dividere il tavolo con chi finora restava in anticamera.
Sul fronte opposto guida Magdalena Andersson, leader socialdemocratica ed ex premier tra il 2021 e il 2022. Il suo partito resta il primo del Paese, ma il blocco è fragile: il Partito di Centro esclude di governare insieme alla Sinistra, ex comunisti. Andersson potrebbe vincere le elezioni e non riuscire a formare un governo stabile. Kristersson, in un’intervista a Politico, ha rincarato: con una vittoria della sinistra le missioni svedesi nella Nato sarebbero a rischio, perché i potenziali alleati di Andersson non sono affidabili sulla difesa. Dall’opposizione, l’ex ministra per gli Affari europei Birgitta Ohlsson, centrista, evoca un altro spettro: «Ho vissuto negli Stati Uniti di Donald Trump negli ultimi anni e ho visto quanto in fretta si può andare nella direzione sbagliata».
Il verdetto tra i due quadri, alla fine, lo pronuncia una professoressa. Marie Demker, docente di scienza politica all’Università di Göteborg, riassume così l’esito di un eventuale governo a quattro: «In pratica, sarebbero i Democratici Svedesi a controllare».


