L’Ucraina ha annunciato di aver sperimentato con successo un nuovo sistema destinato a intercettare i droni Shahed, riuscendo a colpire e distruggere il bersaglio durante i test. Il presidente Volodymyr Zelensky ha tuttavia precisato che alcuni aspetti tecnici devono ancora essere perfezionati prima di arrivare a una produzione su vasta scala.

Nella notte tra il 14 e il 15 settembre, secondo Kiev, le difese ucraine hanno neutralizzato 187 bersagli aerei, intercettando il 93 per cento dei droni russi. La crescente quantità di velivoli senza pilota impiegati negli attacchi sta però imponendo all’Ucraina di sviluppare sistemi di difesa più economici e rapidamente producibili.

Il problema è infatti anche industriale ed economico. I droni d’attacco possono essere costruiti in grandi quantità e a costi relativamente contenuti, mentre l’impiego di missili intercettori molto più costosi rischia di rendere insostenibile la difesa nel lungo periodo. Kiev sta quindi investendo su intercettori più semplici e meno costosi, cercando di ridurre la differenza tra il costo dell’attacco e quello necessario per neutralizzarlo.

Se contro i droni le forze ucraine hanno sviluppato capacità significative, maggiori difficoltà rimangono nella difesa contro i missili balistici, per i quali Kiev continua a dipendere in larga misura dai sistemi Patriot e dagli intercettori statunitensi.

La presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen ha annunciato un consistente pacchetto europeo di sostegno all’Ucraina in vista dell’inverno e ha chiesto di accelerare la consegna dei missili Patriot. Allo stesso tempo ha sottolineato la necessità di ridurre la dipendenza militare europea da un unico fornitore.

In questo quadro si inserisce FREYJA, progetto per una piattaforma paneuropea multilivello destinata a integrare radar compatibili con gli standard NATO e intercettori prodotti in Europa. L’obiettivo è sviluppare una rete decentralizzata per contrastare droni e missili, riducendo progressivamente la dipendenza europea dai sistemi statunitensi.

L’Ucraina potrebbe mettere a disposizione l’esperienza maturata sul campo, comprese informazioni operative, tattiche e soluzioni sviluppate durante il conflitto, mentre i Paesi europei fornirebbero capitali, capacità industriale e impianti produttivi. Kiev potrebbe così disporre di un maggior numero di intercettori, mentre l’Europa utilizzerebbe l’esperienza ucraina per rafforzare la propria industria della difesa.

Il progetto dovrà tuttavia confrontarsi con la frammentazione degli acquisti militari europei, le rivalità tra industrie nazionali e la necessità di trasformare rapidamente i prototipi in sistemi prodotti su larga scala.

La proposta di creare un Consiglio di sicurezza europeo con la partecipazione regolare anche di Regno Unito, Canada, Norvegia e Ucraina indica inoltre la volontà di costruire una coop