La Commissione europea punta a rafforzare il coordinamento dell’intelligence portando una parte del processo di valutazione delle informazioni di sicurezza più vicino alla presidenza di Ursula von der Leyen. Il progetto non prevede, almeno per ora, la creazione di un vero servizio segreto europeo, ma una struttura capace di utilizzare in maniera più diretta le informazioni provenienti dai servizi degli Stati membri.

L’Unione dispone già dell’EU Intelligence and Situation Centre, inserito nel Servizio europeo per l’azione esterna e collegato all’Alto rappresentante, che elabora analisi sulla base delle informazioni fornite volontariamente dai servizi civili nazionali. Sul versante militare opera invece la direzione intelligence dello Stato maggiore dell’Unione europea. Le due strutture collaborano attraverso la Capacità unica di analisi dell’intelligence.

La sicurezza nazionale rimane tuttavia competenza degli Stati membri e Bruxelles non dispone di capacità autonome di raccolta paragonabili a quelle della CIA statunitense, della DGSE francese o dell’AISE italiana. Il sistema europeo dipende quindi dalle informazioni che i governi nazionali decidono di condividere.

La novità riguarda soprattutto il controllo politico di queste informazioni. La Commissione vorrebbe una propria struttura di coordinamento collocata nell’orbita della presidente e del Segretariato generale, ipotesi sulla quale l’Alto rappresentante Kaja Kallas ha espresso riserve per il rischio di duplicare organismi già esistenti.

Von der Leyen ha inoltre proposto la creazione di un Consiglio di sicurezza europeo, con la possibile partecipazione di partner esterni all’Unione come Regno Unito, Norvegia, Ucraina e Canada, e un protocollo europeo per rispondere alle minacce ibride, attivabile in presenza di sabotaggi, attacchi informatici, incursioni di droni e altre operazioni al di sotto della soglia della guerra convenzionale.

Il progetto assume particolare rilevanza di fronte alla crescente necessità di attribuire rapidamente la responsabilità di sabotaggi, operazioni informatiche e altre azioni clandestine. In questo campo l’intelligence diventa essenziale non soltanto per raccogliere informazioni, ma soprattutto per integrarle e trasformarle in valutazioni utili alle decisioni politiche.

Resta anche il problema del rapporto con la NATO, che dispone già di proprie capacità di intelligence, sorveglianza e pianificazione militare. L’Unione europea possiede tuttavia strumenti differenti, dalle sanzioni alla politica commerciale, dalla regolamentazione finanziaria al controllo degli investimenti, che possono assumere particolare importanza nella risposta alle minacce ibride.

Il dibattito è alimentato anche dalle incertezze sull’impegno statunitense in Europa. Nonostante Washington continui a mantenere una presenza significativa nella NATO, diversi Paesi europei stanno cercando di aumentare le proprie capacità autonome nei settori della difesa aerea, delle comunicazioni, dei satelliti, della sorveglianza e dell’intelligence.

La partita resta soprattutto istituzionale. Von der Leyen punta a rafforzare la capacità della Commissione di elaborare valutazioni strategiche, mentre Kallas dispone già delle strutture collegate al Servizio europeo per l’azione esterna e gli Stati membri continuano a controllare le informazioni più sensibili. L’efficacia della nuova architettura dipenderà quindi dalla quantità e dalla qualità delle informazioni che le capitali europee saranno effettivamente disposte a condividere.