L’avanzata di Ansar Allah lungo la costa occidentale dello Yemen, con la conquista di Mokha e dell’isola di Mayyun, modifica gli equilibri attorno allo stretto di Bab el-Mandeb, passaggio strategico che collega l’Oceano Indiano al Mar Rosso, al canale di Suez e al Mediterraneo. Il controllo di posizioni nello stretto consente agli Houthi di aumentare la pressione sul traffico commerciale ed energetico internazionale.

Mayyun, conosciuta anche come Perim, si trova nel mezzo dello stretto e rappresenta un importante punto di osservazione e interdizione. Insieme alle postazioni sulla costa e all’impiego di missili antinave, mine, radar e droni, l’isola può contribuire a rendere più rischiosa la navigazione. Gli Houthi non dispongono necessariamente delle capacità necessarie per chiudere stabilmente Bab el-Mandeb, ma anche una minaccia credibile può spingere le compagnie di navigazione a deviare le rotte verso il Capo di Buona Speranza, aumentando tempi, costi e premi assicurativi.

L’avanzata mette inoltre in evidenza le difficoltà dell’Arabia Saudita e dei suoi alleati yemeniti. Riad dispone di sistemi d’arma avanzati, ma deve confrontarsi con forze locali caratterizzate da divisioni politiche, tribali e territoriali. Ansar Allah dispone invece di una struttura politico militare più compatta, combatte sul proprio territorio e ha sviluppato negli anni capacità di adattamento che gli consentono di compensare almeno in parte la superiorità tecnologica saudita.

Il sostegno dell’Iran rimane un elemento centrale, ma Ansar Allah persegue anche propri obiettivi nello Yemen, tra cui la fine delle restrizioni, la piena riapertura del porto di Hodeida e dell’aeroporto di Sana’a e la riduzione dell’influenza saudita. Per Teheran, la capacità degli Houthi di esercitare pressione su Bab el-Mandeb si aggiunge alla leva rappresentata dallo Stretto di Hormuz, aumentando indirettamente l’influenza iraniana sui principali passaggi marittimi attorno alla penisola arabica.

La situazione interessa direttamente anche le esportazioni petrolifere saudite. L’oleodotto Est Ovest consente di trasferire il greggio dalle regioni orientali fino a Yanbu, sul Mar Rosso, aggirando Hormuz, con una capacità di circa cinque milioni di barili al giorno, aumentabile temporaneamente. Il petrolio imbarcato a Yanbu resta tuttavia dipendente dalle rotte del Mar Rosso e, per raggiungere i mercati asiatici, dal passaggio attraverso Bab el-Mandeb.

Nel primo semestre del 2025 attraverso lo stretto transitavano circa 4,2 milioni di barili di petrolio al giorno, meno della metà rispetto al 2023. Un ulteriore deterioramento della sicurezza potrebbe consolidare le deviazioni delle navi attorno all’Africa, con conseguenze sulle entrate egiziane derivanti dal canale di Suez e sui costi di trasporto sostenuti dalle economie europee.

Sul piano politico pesa la decisione degli Stati Uniti di non intervenire direttamente a sostegno dell’Arabia Saudita. Washington avrebbe ricevuto dagli Houthi assicurazioni sulla sicurezza delle navi americane, mentre le unità legate a Riad potrebbero continuare a essere considerate obiettivi. Gli Stati Uniti intendono così proteggere i propri interessi evitando un nuovo coinvolgimento militare diretto nello Yemen.

Per l’Arabia Saudita si aprono diverse possibilità: una controffensiva per recuperare le posizioni perdute, il congelamento della situazione con gli Houthi in controllo delle conquiste oppure un accordo che riconosca il peso politico di Ansar Allah in cambio di garanzie sulla navigazione e sulla sicurezza dei confini.

Bab el-Mandeb resta aperto, ma la capacità degli Houthi di minacciarne il traffico conferisce al movimento una leva strategica che supera i confini dello Yemen. La crisi può avere conseguenze dirette sulle rotte commerciali, sui mercati energetici e sugli equilibri di sicurezza dell’intero Medio Oriente.