BERLINO — Otto firme per fermare un ammutinamento. I presidenti di otto Länder guidati dalla Cdu — l’equivalente dei nostri governatori regionali — hanno sottoscritto un documento a sostegno di Friedrich Merz, il cancelliere cristiano-democratico in carica da appena sedici mesi e da settimane al centro di voci su una sua possibile sostituzione. Il recupero della fiducia nel partito, si legge nel testo riferito dalla Bbc, sta nell’«ascoltare e agire politicamente, non nei dibattiti sulle persone». E ancora: «Ora più che mai il panorama politico tedesco ha bisogno di stabilità».

I firmatari guidano Schleswig-Holstein, Sassonia, Assia, Renania-Palatinato, Sassonia-Anhalt, Turingia, Berlino e Renania Settentrionale-Vestfalia: un fronte che attraversa la Germania da nord a sud, dall’est all’ovest. Il messaggio, però, non è rivolto agli elettori. Il bersaglio sono i colonnelli del partito che da mesi accarezzano l’ipotesi del «Kanzlertausch», lo «scambio di cancelliere» a legislatura in corso: il documento serve a disinnescarla, almeno per ora, come nota Bloomberg. «Il nostro Paese continuerà ad avere bisogno di un governo federale stabile ed efficace, con una propria maggioranza nel Bundestag», scrivono gli otto.

Perché proprio adesso? Perché domenica si vota in due Länder, e quelle urne sono considerate da tutti — alleati e congiurati — il vero test sulla tenuta di Merz. I conservatori si preparano a perdite pesanti, e il cancelliere aveva bisogno di blindarsi prima del voto, non dopo.

La ferita di Sassonia-Anhalt

Il secondo quadro di questa storia sta a est, in Sassonia-Anhalt. A inizio settembre la Cdu è finita seconda, e distaccata, dietro l’AfD, il partito di estrema destra che ora è in condizione di guidare il primo governo regionale di quel colore in Germania dalla Seconda guerra mondiale. Per il partito che fu di Adenauer e di Angela Merkel è stato un trauma: da quel giorno le voci sul futuro di Merz si sono trasformate in un dossier aperto.

Il cancelliere ha reagito attaccando. L’AfD è una «forza distruttiva», ha detto, e la sua politica migratoria equivale a una «pulizia etnica» di lavoratori qualificati. Parole che gli sono costate l’annuncio di una querela per diffamazione da parte del partito, che ha definito le accuse «infondate» e «disgustose». L’AfD, che punta anche a ricostruire i rapporti con la Russia, incassa e cresce.

È questa saldatura tra i due quadri a rendere il documento degli otto qualcosa di più di un atto di cortesia: la sconfitta a est ha aperto la crisi, e la lettera prova a chiuderla prima che le urne di domenica la riaprano. Merz, dal canto suo, ha promesso di andare avanti.

Ma i numeri restano impietosi. Un sondaggio del quotidiano Bild, citato dalla Bbc, dice che solo il 14 per cento dei tedeschi ritiene Merz adatto all’incarico. Domenica sera si saprà se la stabilità invocata dagli otto governatori è un progetto politico o soltanto un modo per guadagnare tempo.