La conquista di Mokha, Dhubab e dell’isola di Mayyun, conosciuta anche come Perim, consegna agli Houthi una capacità senza precedenti di minacciare il traffico attraverso lo stretto di Bab el-Mandeb. Il movimento yemenita non controlla militarmente il Mar Rosso, ma la sua avanzata lungo la costa occidentale modifica gli equilibri strategici perché aumenta considerevolmente la capacità di interdizione di una delle principali rotte commerciali ed energetiche mondiali.
Sarebbe caduta anche l’isola di Zuqar, mentre le forze governative presenti nelle isole Hanish risulterebbero circondate. L’avanzata, completata secondo le informazioni disponibili in circa diciotto ore, rappresenterebbe uno dei maggiori successi territoriali ottenuti dagli Houthi negli ultimi anni.
Parlare di controllo del Mar Rosso sarebbe tuttavia improprio. Ansarallah controlla la sponda yemenita e alcune posizioni insulari strategiche, ma non dispone di una flotta capace di esercitare un dominio navale permanente, proteggere autonomamente il proprio traffico e impedire l’intervento delle marine occidentali.
Il vantaggio acquisito è differente e, sotto alcuni aspetti, altrettanto importante: la possibilità di negare o rendere estremamente costoso l’utilizzo di una rotta marittima.
Gli Stati Uniti e i loro alleati mantengono una schiacciante superiorità aeronavale. Gli Houthi possono però costringerli a esercitarla continuamente, imponendo pattugliamenti, missioni aeree e l’impiego di costosi intercettori contro missili e velivoli senza pilota spesso molto meno onerosi.
È la differenza fondamentale tra controllo del mare e interdizione marittima. Nel primo caso una potenza domina stabilmente uno spazio navale; nel secondo è sufficiente rendere il rischio sufficientemente elevato da convincere armatori e assicuratori a modificare le proprie rotte.
La geografia favorisce gli Houthi. Mayyun si trova nel cuore di Bab el-Mandeb e divide lo stretto in due canali. Quello orientale, tra l’isola e la costa yemenita, è particolarmente ristretto, mentre quello occidentale, rivolto verso Gibuti, è più ampio ma rimane alla portata di diversi sistemi d’arma.
Dalle alture sulla costa yemenita potrebbero essere installati radar, osservatori, artiglieria, missili antinave e sistemi balistici. La ridotta distanza dagli obiettivi diminuirebbe i tempi disponibili per individuare una minaccia e reagire.
Nel canale orientale persino sistemi relativamente semplici potrebbero rappresentare un pericolo per la navigazione, mentre missili antinave, mine, imbarcazioni esplosive e velivoli senza pilota consentirebbero di minacciare un’area molto più vasta.
Mayyun offre inoltre una posizione privilegiata per osservare il traffico, raccogliere informazioni e contribuire alla designazione degli obiettivi. L’isola presenta però una vulnerabilità altrettanto evidente: le dimensioni ridotte, l’esposizione agli attacchi e la difficoltà di mantenerla rifornita durante un’eventuale campagna aeronavale.
Trasformarla in una base militare stabile richiederebbe sistemi antiaerei, depositi protetti, comunicazioni sicure e soprattutto una catena logistica capace di sopravvivere alla superiorità aerea occidentale.
Gli Houthi possono quindi rendere estremamente pericoloso il transito attraverso Bab el-Mandeb, ma mantenere un blocco totale e permanente contro una coalizione internazionale sarebbe molto più difficile.
La loro forza consiste soprattutto nella possibilità di colpire selettivamente le navi, interrompere temporaneamente il traffico e aumentare l’incertezza. Per produrre conseguenze economiche non è necessario chiudere fisicamente lo stretto: può essere sufficiente convincere le compagnie che attraversarlo comporta un rischio eccessivo.
La conquista arriva inoltre mentre sull’altro versante della penisola arabica lo stretto di Hormuz è sottoposto alla pressione iraniana. Un eventuale coordinamento tra Teheran e gli Houthi renderebbe contemporaneamente vulnerabili i due principali accessi marittimi della regione.
Bab el-Mandeb rappresenta il passaggio meridionale verso il canale di Suez ed è attraversato da una quota significativa dei traffici energetici mondiali. La navigazione nel Mar Rosso aveva già subito una forte contrazione dopo l’inizio degli attacchi houthi alla fine del 2023. Il controllo di Mayyun aggiunge ora una componente territoriale a una minaccia che in precedenza dipendeva soprattutto dalla capacità missilistica e dai velivoli senza pilota.
La situazione assume un’importanza particolare per l’Arabia Saudita. L’oleodotto Est-Ovest permette a Riad di trasferire il greggio dai giacimenti orientali fino a Yanbu, sul Mar Rosso, riducendo la dipendenza dallo stretto di Hormuz.
Anche questa alternativa presenta però vulnerabilità. Gli attacchi contro infrastrutture energetiche saudite dimostrano che spostare le esportazioni dal Golfo Persico al Mar Rosso non elimina completamente il rischio.
Un recente attacco contro stazioni di pompaggio dell’oleodotto sarebbe partito dal territorio iracheno e non può essere automaticamente attribuito agli Houthi. Dal punto di vista strategico, tuttavia, l’episodio dimostra quanto sia difficile per Riad disporre di una rotta energetica completamente protetta.
Le conseguenze si estendono ben oltre la penisola arabica. Evitare il Mar Rosso e circumnavigare l’Africa attraverso il capo di Buona Speranza significa percorrere migliaia di chilometri aggiuntivi, aumentare i tempi di navigazione, consumare più carburante e sostenere premi assicurativi superiori.
Il costo viene progressivamente trasferito lungo l’intera catena commerciale, incidendo sul petrolio, sui prodotti industriali asiatici destinati all’Europa, sui componenti e sulle materie prime.
L’Egitto rischia inoltre una nuova riduzione delle entrate derivanti dal canale di Suez, mentre l’Europa è esposta all’aumento dei costi delle importazioni e le economie asiatiche possono subire rincari nell’approvvigionamento energetico proveniente dal Golfo.
La guerra yemenita assume così una dimensione geoeconomica globale. Un conflitto combattuto in uno dei Paesi più poveri della regione può influenzare prezzi, assicurazioni, trasporti e catene produttive a migliaia di chilometri di distanza.
La nuova situazione modifica anche la posizione negoziale degli Houthi. Nei precedenti contatti con Washington il movimento disponeva già di missili e velivoli senza pilota capaci di minacciare la navigazione, ma non controllava Mayyun e una porzione così estesa della costa yemenita sul Mar Rosso.
Ansarallah potrebbe quindi presentarsi a eventuali nuovi negoziati con una leva strategica maggiore.
L’Arabia Saudita deve valutare se affrontare una nuova campagna militare, dopo averne già sperimentato costi e risultati incerti, oppure cercare un’intesa che riconosca di fatto il ruolo dominante degli Houthi in una parte sempre più ampia dello Yemen.
Anche Washington si trova di fronte a un problema simile. Una campagna finalizzata alla riconquista delle posizioni costiere richiederebbe un impegno molto superiore ai soli attacchi aerei. I bombardamenti possono distruggere radar, depositi e lanciatori, ma difficilmente eliminano una presenza territoriale senza forze terrestri capaci di occupare e mantenere le posizioni.
Il governo yemenita riconosciuto internazionalmente ha chiesto un maggiore intervento esterno, mentre l’escalation ha provocato nuovi spostamenti della popolazione. Secondo le cifre riportate, oltre 46mila persone sarebbero già state costrette ad abbandonare le proprie abitazioni.
Gli Houthi sostengono che la navigazione internazionale continuerà a essere consentita, indicando però restrizioni nei confronti delle navi saudite. È proprio questa distinzione a mostrare la nuova leva acquisita dal movimento: non necessariamente chiudere Bab el-Mandeb, ma rivendicare la capacità di stabilire chi possa attraversarlo senza essere considerato un bersaglio.
Gli Houthi non dominano quindi il Mar Rosso nel senso tradizionale del termine. La superiorità aeronavale rimane nelle mani degli Stati Uniti e dei loro alleati. Ansarallah ha però conquistato qualcosa di strategicamente molto importante: una posizione dalla quale può aumentare il rischio, modificare i calcoli degli armatori e costringere le potenze regionali e internazionali a spendere risorse per mantenere aperta la navigazione.
Il potere acquisito a Bab el-Mandeb non consiste tanto nella capacità di chiudere permanentemente il mare, quanto in quella di renderne incerto l’accesso. In una delle principali arterie dell’economia mondiale, anche l’incertezza può diventare un’arma.
