Arabia Saudita. Hrw, ‘Centinaia di migranti uccisi dalle guardie di frontiera’

di C. Alessandro Maceri –

Il nuovo rapporto dal titolo “They Fired On Us Like Rain: Saudi Arabian Mass Killings of Ethiopian Migrants at the Yemen-Saudi Border” presentato dall’organizzazione non governativa Human Rights Watch contiene numeri spaventosi: tra marzo 2022 e giugno 2023 la polizia di frontiera dell’Arabia Saudita avrebbe ucciso centinaia di migranti, in prevalenza provenienti dall’Etiopia. Il dato, già di per sé impressionante, potrebbe essere solo la punta dell’iceberg: i migranti uccisi per impedire che entrassero nel Paese potrebbero essere molti di più. A confermare le accuse di HRW numerose testimonianze tra loro perfettamente concordanti. 
I respingimenti di massa hanno raggiunto livelli di disumanità spaventosi: il rapporto parla dell’uso di armi esplosive da parte delle guardie di frontiera saudite per uccidere i migranti. Verso altri migranti, tra cui molte donne e bambini, sarebbe stato aperto il fuoco a distanza ravvicinata. Nel rapporto si parla di “un modello diffuso e sistematico di attacchi” con forme di violenza inaudite: “in alcuni casi, le guardie di frontiera saudite hanno chiesto ai migranti a quale arto sparare e poi hanno sparato loro a distanza ravvicinata”. Molti dei migranti sarebbero richiedenti asilo in fuga dallo Yemen: “I funzionari sauditi stanno uccidendo centinaia di migranti e richiedenti asilo in questa zona remota di confine fuori dalla vista del resto del mondo”, ha dichiarato Nadia Hardman.
Quanto sta avvenendo in Arabia Saudita è emblematico di quanto accade in tutta la regione, in molti Paesi mediorientali. Da anni sono in atto enormi operazioni di greenwashing: “Spendono miliardi nello sport e nel divertimento per migliorare la loro immagine”, mentre continuano a perpetrare quelli che vengono definiti “delitti orribili”, che potrebbero rappresentare dei “crimini contro l’umanità”, per dimensioni, violenza e sistematicità. La mente va alle pesanti accuse rivolte al Qatar per il mancato rispetto dei diritti dei lavoratori (molti dei quali avrebbero perso la vita) per costruire le infrastrutture destinate ad ospitare eventi sportivi internazionali.
Prima ancora le pressioni esercitate dall’Arabia Saudita per ricoprire un ruolo di primo piano all’interno della Commissione dei Diritti Umani delle Nazioni Unite. E ancora: più volte si è parlato del problema della parità dei diritti tra uomini e donne in questo Paese. La decisione di realizzare una commissione interna su questo tema alla quale far partecipare anche delle donne è stata la conferma della disparità esistente: le donne hanno potuto partecipare ma solo separatamente.
Ora l’ennesima conferma delle violenze e delle violazioni dei diritti umani più basilari. “Quando ci sparavano addosso, era come una pioggia di proiettili” ha dichiarato una ragazza di 20 anni. “Ho visto un uomo implorare aiuto. Aveva perso entrambe le gambe, ma non abbiamo potuto fare niente, perché correvamo per salvarci”.
HRW ha lanciato un appello al governo di Riad affinché “cessi immediatamente” ogni violenza contro i migranti e i richiedenti asilo. Allo stesso tempo, l’associazione umanitaria ha esortato l’ONU a condurre un’indagine indipendente.
Stéphane Dujarric, portavoce del Segretario Generale delle NU, António Guterres, ha detto di essere “molto preoccupato. So che il nostro ufficio per i diritti umani è al corrente della situazione e ha stabilito dei contatti sul posto, ma è molto difficile anche per loro confermare quale sia la situazione alla frontiera”.
Una risposta troppo blanda e una mancanza di rapidità che potrebbe dare il tempo agli autori di questi delitti di far perdere le tracce.
Un comportamento che non sorprende più di tanto. Non passa giorno senza che si verifichi un evento che conferma che i diritti umani non sono rispettati. Non solo in Medio Oriente. Anche in molti paesi occidentali “sviluppati”. E pensare che proprio quest’anno ricorre il 75esimo anniversario della Dichiarazione dei Diritti dell’Uomo. Eppure l’articolo 14 di questo documento afferma che “Ogni individuo ha il diritto di cercare e di godere in altri paesi asilo dalle persecuzioni” e che “Questo diritto non potrà essere invocato qualora l’individuo sia realmente ricercato per reati non politici o per azioni contrarie ai fini e ai principi delle Nazioni Unite”.
Belle parole. Ma che dopo 75 anni sembrano non avere più alcun valore.