A un mese dall’insediamento, Abelardo de la Espriella ha già definito i tratti principali della sua presidenza: sicurezza, religione e una comunicazione costruita intorno all’immagine dell’autorità. Il nuovo presidente colombiano, espressione della destra radicale, è apparso in uniforme verde militare accanto ai soldati e nei luoghi delle operazioni contro le organizzazioni armate, arrivando a farsi fotografare vicino ai corpi di presunti criminali uccisi.

Le critiche suscitate da queste immagini non lo hanno indotto a modificare la propria comunicazione. De la Espriella ha riproposto pochi giorni dopo una scena analoga, trasformando il messaggio in una precisa scelta politica: dopo la strategia del dialogo perseguita dal predecessore Gustavo Petro, lo Stato deve tornare a mostrare apertamente la propria forza.

La questione è più complessa della contrapposizione tra negoziati e repressione. I tentativi di Petro hanno incontrato enormi difficoltà anche per la frammentazione delle organizzazioni armate e per la crescente sovrapposizione tra guerriglia, narcotraffico, estrazione illegale dell’oro e controllo delle economie clandestine nelle periferie urbane e nelle regioni più remote.

De la Espriella sa tuttavia che l’insicurezza costituisce una delle principali preoccupazioni dell’opinione pubblica. Trasferimenti di detenuti, visite alle caserme, abbigliamento militare e immagini delle operazioni diventano quindi elementi di una strategia di legittimazione fondata sulla capacità dello Stato di ristabilire l’ordine.

Accanto alla sicurezza, il secondo elemento distintivo della nuova presidenza è il cattolicesimo. Durante la cerimonia d’insediamento quattro guide spirituali hanno invitato il pubblico alla preghiera e sul palco è stata collocata una statua della Madonna di Fatima.

Un giudice ne ha successivamente ordinato la rimozione. Il presidente ha rispettato formalmente la decisione, ma ha concluso un discorso con l’esclamazione “Viva Cristo Re”, trasformando il confronto sul carattere laico delle istituzioni in un ulteriore elemento della propria comunicazione politica.

La scelta risponde anche a un calcolo elettorale. La Chiesa cattolica conserva un’influenza significativa nella società colombiana e rivolgersi direttamente all’elettorato religioso permette a De la Espriella di cercare consensi oltre il risultato ottenuto alle presidenziali.

L’obiettivo è presentare la nuova destra non soltanto come garante della sicurezza, ma anche come custode di valori considerati parte dell’identità nazionale.

All’interno dell’esecutivo emergono però sensibilità differenti. Una componente vorrebbe riportare al centro dell’agenda politica temi come aborto e diritti civili, traducendo i valori conservatori in iniziative legislative. Un’altra, maggiormente tecnocratica e rappresentata dal vicepresidente José Manuel Restrepo, dovrebbe concentrarsi sulla stabilità economica e sul rapporto con imprese, mercati e investitori.

Nelle prime settimane è soprattutto il messaggio identitario a dominare la scena. De la Espriella continua a utilizzare modalità comunicative tipiche della campagna elettorale, mentre la gestione economica rimane meno visibile.

Sul fronte della sicurezza, il ritorno a una strategia più aggressiva può produrre risultati immediati. L’arresto di dirigenti delle organizzazioni criminali e una cooperazione più stretta con gli Stati Uniti possono aumentare le capacità operative delle forze colombiane.

Washington considera il nuovo governo maggiormente allineato alle proprie priorità nella lotta al narcotraffico e ai gruppi armati e potrebbe quindi intensificare lo scambio di informazioni e l’assistenza nel settore della sicurezza.

Il ritorno al pugno di ferro presenta però rischi significativi. Dopo un bombardamento nel Guaviare nel quale sono morti tre minorenni, un giudice ha ordinato di evitare operazioni aeree nelle aree in cui sia nota la presenza di bambini. Il rapporto tra necessità militari, tutela dei civili e controllo della magistratura potrebbe così diventare uno dei principali terreni di confronto della nuova presidenza.

Il numero dei combattenti eliminati non può inoltre costituire l’unico criterio per misurare l’efficacia della strategia. Operazioni che producono risultati tattici immediati possono alimentare reclutamento, vendette e nuove forme di radicalizzazione nelle comunità interessate.

La Colombia conosce bene questo meccanismo. Decenni di operazioni militari hanno indebolito importanti organizzazioni guerrigliere e criminali, ma non hanno eliminato le condizioni territoriali ed economiche che alimentano la violenza. Quando una struttura viene smantellata, lo spazio lasciato libero può essere occupato da gruppi più piccoli e maggiormente interessati alle economie illegali che a qualsiasi progetto politico.

Mentre il presidente concentra la comunicazione sull’ordine pubblico, la situazione dei conti dello Stato potrebbe diventare un problema altrettanto importante. Secondo le previsioni riportate, la spesa pubblica dovrebbe aumentare dell’8 per cento rispetto al precedente governo, con maggiori stanziamenti per pensioni e stipendi e il mantenimento dei sussidi ai carburanti.

Per il 2027 viene indicato un disavanzo pari al 9,4 per cento del prodotto interno lordo, un livello che, secondo le valutazioni finanziarie citate, sarebbe tra i più elevati della storia recente colombiana.

De la Espriella ha congelato il prezzo della benzina, annunciato sostegni per la realizzazione delle nuove linee della metropolitana di Bogotá e promesso un aumento dei trasferimenti destinati agli anziani.

Il problema sarà individuare risorse sufficienti per finanziare contemporaneamente queste misure, l’aumento della spesa per la sicurezza e gli altri impegni del governo. Un ricorso eccessivo al debito potrebbe trasferire nel futuro il costo del consenso costruito nelle prime settimane della presidenza.

Qui emerge una delle principali contraddizioni del nuovo corso. De la Espriella vuole presentarsi come restauratore dell’autorità dello Stato, ma la stabilità politica dipenderà anche dalla capacità di mantenere sostenibili le finanze pubbliche.

Una futura necessità di ridurre sussidi, aumentare imposte o contenere la spesa sociale potrebbe mettere il presidente di fronte a un’opinione pubblica molto meno sensibile alla retorica della sicurezza.

Un ulteriore elemento riguarda il rapporto con l’informazione. Secondo le indicazioni emerse nelle prime settimane, i ministri devono ottenere autorizzazioni prima di rilasciare dichiarazioni alla stampa, mentre la comunicazione governativa tende a privilegiare messaggi centralizzati e a limitare le occasioni nelle quali i rappresentanti dell’esecutivo rispondono direttamente alle domande dei giornalisti.

Documenti interni citati dalla stampa avrebbero inoltre indicato l’opportunità di privilegiare i mezzi d’informazione considerati più favorevoli al governo e di aumentare la diffusione di contenuti positivi.

Sicurezza, religione e controllo della comunicazione diventano così parti della stessa costruzione politica. L’uniforme rappresenta l’autorità, i simboli cattolici rafforzano il legame con l’elettorato conservatore e una comunicazione fortemente centralizzata permette alla presidenza di mantenere il controllo della propria immagine.

La strategia può risultare efficace nella fase iniziale del mandato, quando il governo beneficia ancora della mobilitazione elettorale. La prova decisiva arriverà però dai risultati.

Se la sicurezza migliorerà senza un’eccessiva crescita delle violazioni e i conti pubblici resteranno sostenibili, De la Espriella potrà consolidare il proprio modello politico. Se invece la violenza continuerà, aumenteranno gli scontri con la magistratura e il deficit imporrà misure impopolari, la forza dei simboli potrebbe rivelarsi insufficiente.

Governare attraverso l’immagine dell’autorità è più semplice che trasformare quell’immagine in istituzioni efficienti. Ed è proprio su questa distanza tra rappresentazione del potere e capacità concreta di governare che si giocherà una parte importante della presidenza De la Espriella.