NORTH BAY — «Sì, certo. Dobbiamo venire. Dobbiamo incontrarci, parlare e prendere decisioni». Dopo quasi cinque anni di guerra, Volodymyr Zelensky si dice pronto a sedersi allo stesso tavolo di Vladimir Putin — e lo fa aggiungendo, nella stessa risposta, che le parole tra loro due non conteranno nulla. «Quello che gli dirò io o quello che lui vuole dire a me non ha importanza. Conta solo il risultato. Il risultato conta. Tutto qui».

L’occasione sarebbe il vertice dei Venti grandi dell’economia mondiale, in programma a dicembre a Miami. Il presidente ucraino lo ha detto in un’intervista alla Deutsche Welle, l’emittente pubblica tedesca, registrata venerdì nella base delle Forze armate canadesi di North Bay, in Ontario, diffusa sabato e rilanciata dall’agenzia France Presse. Se l’incontro avvenisse, sarebbe il primo faccia a faccia tra i due dall’inizio dell’invasione su vasta scala, nel febbraio 2022.

L’apertura arriva mentre la guerra non concede tregue: nella notte oltre 120 droni e più di 14 missili russi hanno colpito la regione di Odessa, sul Mar Nero. Ma Zelensky sostiene di parlare da una posizione migliore rispetto a un anno fa: la Russia, ha detto, perde oltre 30.000 militari al mese per avanzate minime al fronte. E in vista dei mesi freddi ha insistito sulla necessità di missili intercettori per i sistemi antiaerei Patriot.

C’è già, sul tavolo, un possibile primo passo. Con gli inviati americani il presidente ucraino ha discusso un cessate il fuoco limitato a energia e grano, da cui far partire il negoziato vero e proprio.

La freddezza di Mosca

Ma Putin a Miami ci sarà? Il Cremlino non lo dice. Il presidente russo non partecipa di persona a un G20 dal 2019, e il portavoce Dmitrij Peskov si è limitato quest’anno a un «potrebbe», lasciando aperta la strada — la più probabile, finora — di un rappresentante di rango inferiore al posto suo.

Scettico anche il padrone di casa. Donald Trump, che pure rivendica di voler parlare «con tutti» e ha definito un errore l’espulsione della Russia dal G8, è stato netto: «Dubito che verrebbe, a essere onesti». Eppure Washington spinge come non mai: i negoziatori Steve Witkoff e Jared Kushner sono stati a Mosca e a Kiev lo scorso fine settimana, e la settimana precedente Trump e Putin hanno parlato al telefono per un’ora, in un colloquio che il Cremlino ha definito «estremamente franco» e costruttivo. La partita, in realtà, si gioca lì: una stretta di mano in Florida sarebbe il trofeo della mediazione americana, e tutti e tre lo sanno.

Le dichiarazioni chiudono una visita di tre giorni in Canada — con la moglie Olena Zelenska, tra Calgary e Toronto — dedicata a difesa, economia ed energia. E proprio dal Canada Zelensky ha lasciato cadere, alla tv pubblica canadese, un avvertimento che suona come un promemoria: le tensioni tra Ottawa e Washington sono «strane», ha detto, e i problemi tra vicini sono molto pericolosi. L’Ucraina, con il suo vicino, sa bene come può finire. È il nodo che nessun vertice, nemmeno quello di Miami, ha ancora sciolto.