di Giuseppe Gagliano –

Eni punta ad aumentare la produzione di gas e petrolio in Egitto attraverso nuove perforazioni, lo sviluppo delle recenti scoperte e l’utilizzo delle infrastrutture già esistenti. Il piano è stato al centro dell’incontro a El Alamein tra l’amministratore delegato Claudio Descalzi e il presidente egiziano Abdel Fattah al Sisi, alla presenza del primo ministro Mostafa Madbouly e del ministro del Petrolio Karim Badawi.

Eni, presente nel Paese dal 1954, è oggi il maggiore produttore egiziano di petrolio e gas. Nel 2025 la produzione attribuibile alla sua partecipazione ha raggiunto circa 242mila barili di petrolio equivalente al giorno. La strategia punta ora a sfruttare condotte e impianti già operativi per accelerare la messa in produzione delle nuove riserve e contenere i costi. Secondo la società italiana, le attività avviate dal 2025 hanno già determinato un aumento del 50 per cento della produzione nei giacimenti offshore del Sinai.

Particolare importanza assume la scoperta di Denise West, nella concessione di Temsah, le cui stime preliminari indicano circa 56,6 miliardi di metri cubi di gas e 130 milioni di barili di condensati. La vicinanza alle infrastrutture esistenti potrebbe permettere di avviare la produzione in meno di due anni. Eni sta lavorando con BP e con la compagnia petrolifera statale egiziana in vista della decisione definitiva sull’investimento.

Per il Cairo l’obiettivo è duplice: soddisfare una domanda energetica interna in crescita e recuperare capacità di esportazione, indispensabile per ottenere valuta pregiata. L’Egitto punta inoltre a consolidarsi come principale centro di raccolta, trattamento e liquefazione del gas del Mediterraneo orientale.

Al centro di questa strategia resta Zohr, il maggiore giacimento di gas scoperto nel Mediterraneo orientale. Le infrastrutture realizzate attorno al campo possono essere utilizzate anche per trattare risorse provenienti da altri giacimenti e da altri Paesi, trasformando l’Egitto in una piattaforma energetica regionale.

In questo quadro rientra Cronos, progetto sviluppato da Eni nelle acque di Cipro. Il gas dovrebbe essere trasportato verso gli impianti di Zohr, trattato in Egitto e successivamente liquefatto a Damietta per l’esportazione, soprattutto verso l’Europa. L’avvio commerciale è previsto nel 2028. Le riserve sono stimate in oltre 85 miliardi di metri cubi, con una produzione potenziale di circa 14 milioni di metri cubi al giorno.

Il sistema collegherebbe così le riserve cipriote alle infrastrutture egiziane e ai mercati europei. Per l’Italia rappresenta un ulteriore tassello della strategia di diversificazione energetica sviluppata dopo la riduzione delle forniture russe, affiancando alle importazioni da Algeria, Azerbaigian, Libia e Qatar una presenza diretta nella produzione e nella commercializzazione del gas del Mediterraneo orientale.

La partita assume inevitabilmente anche una dimensione geopolitica. Nell’area si sovrappongono gli interessi di Egitto, Turchia, Grecia, Cipro, Israele, Italia, Francia, Stati Uniti e Paesi del Golfo. Il controllo delle infrastrutture energetiche consente infatti di orientare i flussi commerciali e rafforzare relazioni politiche e strategiche.

Restano tuttavia alcuni rischi. La concentrazione in Egitto del trattamento e della liquefazione del gas cipriota aumenta la dipendenza dalle infrastrutture e dalla stabilità economica del Cairo. Crisi finanziarie, controversie contrattuali o tensioni regionali potrebbero rallentare i progetti e incidere sulla sicurezza degli approvvigionamenti.

Cresce inoltre l’importanza della protezione di giacimenti offshore, condotte sottomarine e terminali di liquefazione, infrastrutture strategiche vulnerabili a sabotaggi, attacchi informatici, droni e operazioni navali. Per Italia ed Egitto la sicurezza energetica del Mediterraneo orientale assume quindi anche una crescente dimensione militare e richiede cooperazione tra marine, autorità portuali e apparati di sicurezza.

Eni si conferma così non soltanto un operatore energetico, ma uno degli strumenti attraverso i quali l’Italia mantiene una presenza economica e strategica nel Mediterraneo. Il progetto di collegare le risorse egiziane e cipriote agli impianti di Zohr e Damietta potrebbe rafforzare contemporaneamente il ruolo del Cairo, la posizione italiana e la diversificazione energetica europea, a condizione che siano garantite stabilità finanziaria, sicurezza delle infrastrutture e tenuta degli equilibri regionali.